
Massimo Bossetti (Olycom)
Bergamo, 20 febbraio 2016 - Segreti (non più per essere stati abbondantemente squadernati) dei due computer di Massimo Bossetti entrano nell’aula dell’Assise dove viene processato l’uomo accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio. Nell’udienza del 24 febbraio, citata dal pubblico ministero, sfilerà invece l’intera famiglia del muratore di Mapello: la moglie Marita Comi, la madre Ester Arzuffi, il fratello minore Fabio, il fratello di Marita, Agostino, il cognato Osvaldo Mazzoleni, marito della sorella di Bossetti, Laura Letizia, e suo datore di lavoro all’epoca della morte di Yara. L’imputato potrebbe essere sentito il 4 marzo. Il tenente Giuseppe Specchio e il maresciallo Rudi D’Aguanno, del Racis, il Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche, come consulenti della Procura hanno analizzato i due computer sequestrati all’imputato (un Acer fisso e un notebook Toshiba), cinque pendrive, dieci telefonini. Sono stati individuati tre account di accesso ai supporti informatici uno di Bossetti (‘Massimo’), il profilo ‘amministratore’, il profilo ‘ospite’. Nel computer fisso è stata trovata una «copiosa quantità di materiale pornografico». Dall’esame del notebook sono emerse ricerche di contenuti hard legati a «ragazzine rosse». Una ricerca viene effettuata alle 9.55 del 29 maggio del 2014, solo diciassette giorni prima del fermo, quando ‘Massimo’ digita la parola ‘ragazzine’, seguita da dettagli pornografici. Accade lo stesso il 30 novembre del 2011, a un anno dalla morte di Yara.
I due esperti hanno individuato una ‘striscia’ con le parole «tredicenni per sesso». In questo caso, precisano però i consulenti, è risultato impossibile chiarire se si è trattato di una vera ricerca da parte di chi stava usando il computer, oppure di un ‘suggerimento’ venuto da Google. Vengono ascoltati altri due consulenti del pubblico ministero, Daniele Apostoli e Nicola Mazzini. L’avvocato Enrico Pelillo, parte civile per la famiglia Gambirasio, chiede se c’è stata attività sul pc anche nella serata del 26 novembre 2010, quando Yara sparisce. «Sì – è la risposta –, ma è impossibile dire chi l’abbia acceso e per cosa l’abbia usato». Ancora una domanda di Pelillo fa emergere che sul portatile è fatta una ricerca in Google: «Come rimorchiare una ragazza in palestra». Risultano anche accessi a siti d’incontri e altri come ‘diciottenni.com’. Su Google viene cercato un articolo apparso sul sito del Mattino di Padova, il 3 sgosto 2013: «Violenza sessuale su una minore. Trentenne agli arresti domiciliari». «Il tribunale del Riesame – dice al termine dell’udienza il difensore Claudio Salvagni – ha detto che non c’è nessuna certezza su chi fosse il reale utilizzatore dei computer e che l’utilizzo non si poteva attribuire con sicurezza alla mano di Bossetti». Rude colpo per la difesa. I consulenti informatici Giuseppe Dezzani e Paolo Dal Checco hanno lasciato il pool difensivo. Una incompatibilità legata a un incarico di formazione assunto per il Ros dei carabinieri. La mail inviata al presidente della Corte, Antonella Bertoja, parla, più ampiamente, di collaborazioni con l’Arma e con Procure, fra cui quella di Bergamo.
«Nessuna divergenza di dissidio fra noi e i consulenti, che hanno lasciato per questioni di opportunità», tengono a chiarire i legali di Bossetti, dopo avere ottenuto dalla Corte il differimento del controesame. «Non sussiste incompatibilità – dice il difensore Paolo Camporini –, perché è un incarico assunto in precedenza. C’è un dovere di mandato. Prima di rinunciare a un mandato, visto che c’è un processo e c’è un imputato che rischia l’ergastolo, ci vogliono ragioni vere, valide».
di GABRIELE MORONI