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Cremona, al via nuovo progetto di filiera sociale a km 0

Detenuti-chef cucinano prodotti bio coltivati da migranti e disabili psichici. Gli artefici sono Cooperativa Nazareth e Casa Circondariale di Cremona

Migranti coltivano prodotti bio

Cremona, 8 novembre 2016 - Nell'azienda agricola della Cooperativa Nazareth a Persico Dosimo, alle porte di Cremona, migranti e disabili psichici coltivano ortaggi biologici, che vengono poi trasformati in conserve e salse dai detenuti-chef della casa circondariale cittadina di Cà del Ferro. Si tratta di un progetto di filiera sociale a 'km 0' e verrà presentato domenica 13 novembre a CremonaFiere nell'ambito della 13esima edizione del Salone il BonTà. 

Il format 'dalla terra alla tavola' fonde il percorso di accompagnamento all'autonomia di minori stranieri e persone con fragilità della Cooperativa Nazareth di Persico Dosimo con l'attività di formazione e riabilitazione sociale del laboratorio di trasformazione agroalimentare ricavato di recente nella casa circondariale di Cremona. I detenuti, in una sequenza di corsi della durata di 120 ore, ottengono attestati su HACCP, antincendio, primo soccorso e sicurezza sul lavoro e, quindi, affrontano esercitazioni pratiche per apprendere come cucinare sotto la guida di uno chef professionista.

"L'obiettivo è non solo offrire un nuovo approccio al lavoro e alla socializzazione, ma anche creare concrete opportunità lavorative - spiega Giusy Brignoli, tra i responsabili della Cooperativa Nazareth - I prodotti, sia freschi sia trasformati, sono biologici certificati; inoltre, le persone che lavorano, anche se toccate da uno 'svantaggio' di tipo sociale o fisico, vengono valorizzate nel loro saper fare liberando creatività ed energie". Precisa la direttrice di Cà del Ferro Maria Gabriella Lusi: "Come operatori penitenziari siamo convinti che il nostro lavoro possa essere efficace se riusciamo a guardare 'dentro' la persona detenuta e, ad un tempo, a tutto ciò che la circonda". "Sono convinto che, quando uscirò da qui - dice R.R., uno dei detenuti che partecipa all'iniziativa - sarò già 'tre passi in avantì rispetto ad altri. Sogno di poter realizzare un progetto in questo settore con la mia famiglia". Non solo: "Dal punto di vista umano questa opportunità mi serve molto per dimostrare a me stesso che non sono la persona descritta nelle sentenze di tribunale, ma che ho un valore, che posso fare cose buone? che ce la posso fare!".