DANIELE RESCAGLIO
Cronaca

I segreti di Stradivari: legno fresco e solo 20 abeti per i suoi 300 violini

Lo rivela uno studio scientifico sul più grande liutaio del mondo

Il violino Messiah di Stradivari

Cremona, 24 settembre 2016 - Mentre la musica dei suoi violini continua a far sognare le platee di tutto il mondo, spuntano rivelazioni sorprendenti sull’arte e la mitica bottega del più grande liutaio di sempre. Quindici, venti abeti in tutto: è il

Il liutaio e ricercatore olandese Arjan Versteeg
Il liutaio e ricercatore olandese Arjan Versteeg
numero di piante che Antonio Stradivari avrebbe utilizzato per costruire i suoi violini. Lo sostiene Arjan Versteeg (a destra), esperto di dendrocronologia, che ha studiato oltre trecento strumenti realizzati da Stradivari, autore di una ricerca pubblicata da Edizioni Jost Thöne. Un lavoro dalle profonde radici scientifiche che va a sfatare alcuni dei miti legati al Maestro. «Stradivari utilizzò principalmente legno fresco per le casse armoniche dei suoi strumenti» sostiene lo studioso olandese mettendo in dubbio il principio secondo il quale Stradivari utilizzasse solo legni dalla lunga stagionatura per ottenere una maggiore stabilità e qualità del suono. Secondo lo studioso spesso i legnami avevano una stagionatura non superiore ai cinque anni, una scelta che «potrebbe spiegarsi con gli elevati volumi di produzione della bottega stradivariana: le scorte venivano esaurite rapidamente e, perciò, il legno doveva essere acquistato di nuovo – osserva Versteeg –. D’altra parte, però, va considerato che Stradivari si sarebbe senza dubbio potuto permettere di acquistare grandi quantità di legno se avesse preferito utilizzare tavole stagionate». Le analisi di Versteeg si concentrano in particolare sulla comparazione fra le parti di strumenti diversi ricavate da uno stesso albero. Stradivari, come è noto, sceglieva con estrema cura i materiali per la costruzione dei suoi capolavori, tanto che per alcuni è anche questo il segreto di quegli strumenti.

E non a caso gli esami dendrocronologici dimostrano che il maestro impiegò legni di una medesima pianta per strumenti costruiti anche a vent’anni di distanza l’uno dall’altro (ad esempio l’Admiral Kasherininov del 1710 e il Baldiani del 1730). Il lavoro dello studioso olandese entra nel cuore della bottega di Stradivari, partendo proprio dai dati ricavati dal legno, arrivando ad alcune conclusioni inaspettate. «Dal numero di tavole che certamente provengono dal medesimo albero è facile dedurre che Stradivari fosse solito acquistare la gran parte di una singola pianta. Un abete garantisce legno sufficiente per la fabbricazione di non più di 40 violini; ciò significa che Stradivari utilizzò il legno di almeno 15-20 alberi nella sua bottega». Inoltre Versteeg specifica: «Nella metà degli strumenti presi in esame le due parti della tavola armonica provengono dallo stesso albero. Ciò indica che per Stradivari non era fondamentale che i due pezzi di una singola tavola fossero ricavati da porzioni adiacenti di legno». I risultati delle indagini scientifiche saranno presentati nell’ambito di Cremona Musica International Exhibitions– il più importante appuntamento per gli operatori della grande musica – nelle giornate del 30 settembre e dell’ 1 e 2 ottobre. La monografia che l’editore Jost Thöne dedica ad Antonio Stradivari è il frutto di un lungo e meticoloso lavoro che, negli ultimi cinque anni, ha preso forma in quattro nuovi volumi che si aggiungono ai quattro già pubblicati in precedenza.