
Il violino Messiah di Stradivari
Cremona, 24 settembre 2016 - Mentre la musica dei suoi violini continua a far sognare le platee di tutto il mondo, spuntano rivelazioni sorprendenti sull’arte e la mitica bottega del più grande liutaio di sempre. Quindici, venti abeti in tutto: è il

E non a caso gli esami dendrocronologici dimostrano che il maestro impiegò legni di una medesima pianta per strumenti costruiti anche a vent’anni di distanza l’uno dall’altro (ad esempio l’Admiral Kasherininov del 1710 e il Baldiani del 1730). Il lavoro dello studioso olandese entra nel cuore della bottega di Stradivari, partendo proprio dai dati ricavati dal legno, arrivando ad alcune conclusioni inaspettate. «Dal numero di tavole che certamente provengono dal medesimo albero è facile dedurre che Stradivari fosse solito acquistare la gran parte di una singola pianta. Un abete garantisce legno sufficiente per la fabbricazione di non più di 40 violini; ciò significa che Stradivari utilizzò il legno di almeno 15-20 alberi nella sua bottega». Inoltre Versteeg specifica: «Nella metà degli strumenti presi in esame le due parti della tavola armonica provengono dallo stesso albero. Ciò indica che per Stradivari non era fondamentale che i due pezzi di una singola tavola fossero ricavati da porzioni adiacenti di legno». I risultati delle indagini scientifiche saranno presentati nell’ambito di Cremona Musica International Exhibitions– il più importante appuntamento per gli operatori della grande musica – nelle giornate del 30 settembre e dell’ 1 e 2 ottobre. La monografia che l’editore Jost Thöne dedica ad Antonio Stradivari è il frutto di un lungo e meticoloso lavoro che, negli ultimi cinque anni, ha preso forma in quattro nuovi volumi che si aggiungono ai quattro già pubblicati in precedenza.