Milano, 9 agosto 2012 - Incensurati. E bravi ragazzi, con un lavoro regolare, una famiglia. Addirittura un figlio, piccolo, da carezzare la sera, a casa. Tutto bruciato, lasciato fuori dalle sbarre di una cella, in un’ora di follia e di brutalità. Tutto distrutto, come la psiche di una ragazza violentata in aperta campagna, su un auto che sul sedile posteriore aveva il seggiolino di un neonato. Si aprono le porte del carcere di Monza per due romeni di 24 e 36 anni, operai edili arrestati per lo stupro dai carabinieri. Tanto violenti quanto maldestri, ora accusati di violenza sessuale aggravata e sequestro di persona.
Tutto comincia alle 22.30 di martedì, davanti alla stazione di Cadorna. I due notano una giovane svizzera che cammina confusa, come se non avesse una meta. Si intuisce che è sola e la avvicinano, dapprima con modi gentili e qualche battuta. Di lì a poco, la faranno salire in auto per portarla fuori Milano, nelle campagne tra Carugate e Bussero. Quando lei capisce che è una trappola, reagisce, ma è tardi. Non solo. Di fronte alla sua resistenza, i due si trasformano in autentiche furie, picchiandola prima con brutale violenza, poi stuprandola. Meno di un’ora, forse, di incubo, fino a quando non l’abbandonano esanime, con ecchimosi e ferite alle gambe, sul ciglio della strada. Portandosi dietro anche la sua borsa e il cellulare.
A quel punto i due si danno la mano e si salutano. Il buon padre di famiglia torna a casa da moglie e figlio, l’altro pensa bene di chiedere un passaggio a un automobilista, verso la stazione del metrò di Bussero. Un grave errore, perché il conducente, dopo aver visto un’ambulanza a lampeggiante acceso sotto casa, chiede ai volontari cosa sia accaduto. E da quel momento si trasforma nel più prezioso dei testimoni per i carabinieri di Vimercate. Con la descrizione fornita dall’uomo, i militari si mettono in caccia e trovano il fuggiasco attorno alle 4.30, mentre ancora si aggira nella stazione della metropolitana.
La vittima è una 21enne di origini italo svizzere, forse con qualche deficit cognitivo, che sembra essere fuggita solo quattro giorni fa dalla casa di famiglia nel Canton Ticino. La noterà a terra attorno alla mezzanotte, sull’asfalto, una passante, che chiamerà subito il 118 e il 112. Accompagnata in stato di choc alla clinica Mangiagalli, specializzata nel soccorso alle vittime di stupro, i medici la definiranno «in condizioni drammatiche». Ora si trova all’ospedale Niguarda, ricoverata in osservazione.
Il racconto della ragazza, col tempo, si fa più chiaro. La memoria è precisa. Spiega di aver notato la mancanza di un dito indice nell’uomo fuggito a piedi. Circostanza che risulterà decisiva per incastrarlo. E anche il secondo stupratore verrà individuato nella notte proprio grazie alla sua descrizione dettagliata. L’auto, in particolare: una Polo piena di adesivi e con un seggiolino per bimbi sul sedile posteriore, verrà localizzata a Carugate. L’uomo viene invece arrestato dai carabinieri di Monza intorno alle 5 del mattino a casa propria, dove ha già raggiunto moglie e figlio.
© Riproduzione riservata