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Tornare a Milano o puntare su Lecco: Brianza, eutanasia di una Provincia

Nata nel 2004, già al bivio. Il dibattito divide anche il mondo produttivo di GUIDO BANDERA

Monza vista dall'alto (Radaelli)

Monza, 24 gennaio 2016 - Il Cantone della Brianza, l’Area vasta, la Città metropolitana: burocrazia e fantasia politica applicate alla geografia confondono le acque. Tanti nomi per descrivere una sola cosa: la trasformazione delle Province. Nella fattispecie, una delle ultime nate: quella di Monza, istituita nel 2004, ma decollata molto più tardi. Oggi, che il Governo ne ha fatto un ente non elettivo, gestito dai Comuni, la trasformazione va in direzione opposta. Così, mentre la Regione pensa al modello svizzero, disegna sulla carta del Risiko lombardo un’aggregazione fra Monza e Lecco.

Stessa che sembrano gradire sia il sindaco del capoluogo brianzolo, Roberto Scanagatti, che il presidente dell’agonizzante provincia, Gigi Ponti, che però immagina di ampliare la Brianza fino a Como. Soluzione che non sembra gradita a Milano, se è vero che il candidato Pd alle Primarie, Giuseppe Sala, ha già espresso parere favorevole al ritorno di Monza fra le braccia della capitale morale.

Mentre la politica s’interroga e si divide in un dibattito finora platonico, il resto del territorio fa da sé, senza coordinamento, e viaggia in ordine sparso. Per ragioni economiche, Confindustria, ha già fatto la sua scelta, pur difficile, di unirsi ad Assolombarda. Al bivio, invece, Camera di Commercio, divisa fra la prospettiva di aggregarsi a Lecco, restando il centro di aggregazione del territorio fino al Lago, o al contrario rientrare sotto l’ala di Milano. I sindacati, ciascuno per propria iniziativa, hanno giocato la propria partita.

Cisl verso Lecco, la Cgil per contro, ha deciso di rimanere indipendente e concentrarsi sulla Brianza. A complicare il quadro, le associazioni artigiane, una delle quali da tempo opera su Brianza e Hinterland. Come anche gli agricoltori di Coldiretti, che riuniscono in una sola realtà Milano, Lodi e Monza. E la burocrazia statale non è da meno. Dal tempo del divorzio con Milano, il Provveditorato agli studi della Brianza non è mai stato realmente indipendente. Una fase di transizione iniziata cinque anni fa che oggi è destinata a tornare indietro senza neppure essere stata terminata.