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Scuola, dalle materne alle medie: quando per studiare si fa slalom tra le barriere

Non bastano scale e bagni a norma. I dati Istat e Miur (ministero Istruzione, Università e Ricerca) bocciano le scuole lombarde. La regione che conta quasi 40mila studenti diversamente abili (circa il 3%) è ancora ricca di istituti con barriere di LUCA BALZAROTTI

Il marciapiede non ha lo scivolo

Milano, 5 marzo 2016 - Non bastano scale e bagni a norma. I dati Istat e Miur (ministero Istruzione, Università e Ricerca) bocciano le scuole lombarde. La regione che conta quasi 40mila studenti diversamente abili (circa il 3%) è ancora ricca di istituti con barriere. Architettoniche, tecnologiche e - aggiunge Ledha Milano che coordina le associazioni in campo per i diritti delle persone con disabilità - educative. Lo studio di Exposanità, la manifestazione dedicata a sanità e assistenza in programma a Bologna (18-21 maggio), racconta una Lombardia poco accessibile. Perché se è vero che scale e bagni a norma sono previsti ormai quasi ovunque, mappe a rilievo, segnali visivi, acustici e tattili sono presenti solo nel 33,4% delle scuole elementari e nel 36,8% delle medie, dove si concentra la maggior parte degli alunni diversamente abili (40 e 33%). Le barriere tecnologiche - ovvero l’assenza di postazioni informatiche destinate alle disabilità - mancano nel 24,8% delle elementari e nel 19,1% delle medie. Meno della metà delle elementari e poco più di un terzo delle medie ha dotato le aule di una postazione interna.

«Le barriere architettoniche sono ancora tante», commenta Donatella Morra, coordinatrice di Lehda Milano Scuola. «Ma preoccupano anche e soprattutto altri tipi di barriere: negli istituti non vengono attivate tutte le misure che il Miur ha indicato nelle linee guida del 2009. Sono passati più di sei anni durante i quali sono state pubblicate anche direttive relative ai bisogni educativi speciali». Le lacune sono certificate «dalle telefonate che il coordinamento riceve non solo dai genitori di famiglie disabili, ma anche da chi ha figli con disturbi nell’apprendimento», assicura Morra. In Lombardia il rapporto tra alunni con disabilità e posti per il sostegno è di 2,07, più alto della media nazionale (1,85 nell’anno scolastico 2014-15). «Anche là dove c’è personale, non sempre i programmi vengono attuati», sottolinea Lehda. «Gli insegnanti specializzati tendono a passare a cattedre curriculari per non rimanere sempre nel sostegno».

di LUCA BALZAROTTI