Cinisello Balsamo, 18 luglio 2011 - In tempi di crisi chiedono sacrifici ai lavoratori, ma quando le cose vanno bene per l’azienda dimenticano chi li ha aiutati. Per anni è stato il cavallo di battaglia di sindacati e lavoratori nell’eterna disputa con il mondo dell’impresa italiana, troppe volte giudicata avara e opportunista.
Forse proprio per questo fa notizia prima di tutto tra i sindacati la decisione di un imprenditore cinesellese di mettere mano al portafogli e restituire ai suoi dipendenti, circa 120 e quasi tutti di profilo elevatissimo, il denaro che avevano perso a causa dei provvedimenti di solidarietà e di cassa integrazione attuati tra il 2009 e il 2010 per far fronte agli affetti della crisi mondiale.
L’azienda è la Geico di via Cornaggia, un piccolo gioiello di engineering specializzato nella progettazione di enormi impianti per la verniciatura delle automobili in produzione. Piccola e ambiziosa, l’azienda italiana diretta da Ali Reza Arabinia, imprenditore brianzolo, di origine iraniana, nulla aveva potuto opporre al crollo dei colossi dell’auto e al blocco degli investimenti che per quasi due anni ha riguardato l’intera industria dell’automotive. Così nel 2009 era stato costretto a stringere la cinghia e a chiedere ai suoi collaboratori, quasi tutti ingegneri e ricercatori, di fare altrettanto.
Due procedure di cassa integrazione che però non hanno mai bloccato le attività di ricerca e di sviluppo della società, tanto che negli ultimi anni la Geico ha investito oltre 5milioni di euro in un centro ricerche nuovo di zecca aperto a Trezzano Rosa. Una tenacia e una pazienza che alla fine hanno premiato l’imprenditore e i suoi uomini. Negli ultimi 6 mesi la Geico ha portato a casa nuovi contratti per diverse decine di milioni di euro. Grazie ai brevetti di elevato valore tecnologico messi a punto nel suo centro ricerche, si è imposta sui più grandi colossi mondiali acquisendo la realizzazione di nuovi impianti per Peugeot, Ford e JMC.
Il fatturato segna un + 55% con l’obiettivo di arrivare a 65 milioni di euro entro fine anno e a 100milioni di euro nel 2012. Quanto basta per chiamare intorno a se tutti i suoi dipendenti e comunicare la decisione di restituire il denaro perso durante la cassa integrazione più un piccolo premio.
La notizia sarebbe rimasta riservata, se a comunicarla, non senza un pizzico di entusiasmo, non fosse stato il sindacato. Giuseppe Mansolillo, rappresentante Fim Cisl lo definisce un caso che dovrebbe essere d’insegnamento per tutti. E spiega: «Nel 2009 la Geico ci ha informato di essere costretto a ricorre alla cassa integrazione. Non era obbligato a discutere con noi, anche perchè in azienda non c’erano iscritti ai sindacati. Mi mostrò un progetto industriale tipico di un’impresa con le idee chiare e le carte in regola per risalire la china. Decisi di sostenerlo. Oggi scopro che non ha deluso la mia fiducia».
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