
Lara Magoni con Attilio Fontana
Bergamo, 14 giugno 2018 - Ci sarebbe una foto, fatta da una persona al momento non identificata e inviata a uno degli indagati con lo smartphone, con cui l’autore confermerebbe di aver dato il suo voto a Lara Magoni. Gli inquirenti ne sarebbero venuti a conoscenza tramite le intercettazioni, visto che al selfie nella cabina elettorale sarebbe seguita una telefonata. Ora la magistratura, tramite i tecnici informatici, è alla ricerca di questa foto tra i pc e i telefonini sequestrati di proprietà di alcuni indagati. Il selfie nella cabina elettorale fa riferimento alle elezioni del 4 marzo, in cui Lara Magoni si era presenta per la lista Fratelli d’Italia. Il reato contestato alla ex sciatrice di Selvino è il cosiddetto “voto di scambio”. E su questo che la procura vuole approfondire e chiarire. Ieri la Magoni ha parlato per la prima volta dicendo «di avere piena fiducia nella magistratura». Il governatore Attilio Fontana, anche lui intervenuto ieri pubblicamente, ha sottolineato che le dimissioni dell’asssessore non vengono prese in considerazione aggiungendo poi: «Di natura io sono garantista, quindi, se incrociamo le due cose direi che attenderò con assoluta fiducia quello che sarà il risultato di questa indagine».
L’iscrizione dell’assessore nel registro degli indagati è un atto dovuto, assicurano in procura, a sua stessa garanzia. Ma il nome della Magoni sarebbe emerso anche dalle intercettazioni di una telefonata tra Porcino, ex direttore del carcere di via Gleno, e il direttore sanitario della casa circondariale, Francesco Bertè. Telefonata, secondo chi indaga nella quale lei avrebbe chiesto un appoggio in vista dell’imminente campagna elettorale. Sul particolare vige il massimo riserbo. Così come sul materiale informatico (cellulari e pc) che gli investigatori hanno sequestrato a casa di alcuni indagati, materiale che riguarda anche la Magoni (ricordiamo che è stata componente della Commissione carceri della Regione).
Defilata la posizione dell’altro politico, Giovanni Malanchini (consigliere regionale) accusato di aver esercitato pressioni per una pratica edilizia, ma di riscontri non ci sono. Per quanto riguarda Antonio Porcino, i pm Marchisio e Rota stanno indagando su nuovi episodi di presunta corruzione in cui sarebbe rimasto coinvolto l’ex direttore del carcere di via Gleno. Sul fronte interrogatori, sono in programma domani davanti al gip Lucia Graziosi, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, gli interrogatori di cinque dei sei arrestati (che sono ai domiciliari) con l’accusa, a vario titolo di corruzione, peculato, falso ideologico, tentata truffa, turbativa d’asta e false certificazioni. Anche l’interrogatorio di Porcino dovrebbe avvenire domani per rogatoria nel carcere di Parma.