
Bergamo - Nella relazione di Andrea Crisanti ai pm di Bergamo ampio spazio al tema del Piano pandemico nazionale antiinfluenzale del 2006. "In caso di diffusione di contagio, è una condizione necessaria l’utilizzo di Dpi (mascherine, guanti, caschi protettivi) che se correttamente utilizzati possono proteggere dal contagio gli operatori sanitari". Ma l’ospedale seriano non aveva sufficienti scorte di Dpi, come è emerso dalle testimonianze del personale. La mancanza di scorte di dispositivi ha sicuramente contribuito a facilitare la diffusione del contagio. Dai racconti degli operatori sanitari si è percepito come le poche mascherine disponibili non siano state utilizzate correttamente. Alcuni dipendenti hanno ricevuto istruzioni su come riutilizzare le mascherine Ffp2 dopo aver assistito malati infetti, disposizioni che ne hanno compromesso la capacità protettiva.
Il Piano pandemico nazionale del 2006 non era stato aggiornato ed era predisposto per contrastare l’influenza, "tuttavia conteneva misure efficaci di carattere generale per contrastare la diffusione del virus a trasmissione respiratoria", si legge nella relazione. E il fatto che "lo stesso Piano sia stato completamente ignorato nei periodi precedenti – ancora la consulenza – non assolve le responsabilità dei vertici della Regione e del ministero stesso di non averlo messo in atto misure di preparazione a partire dal 5 gennaio 2020".
Sulla la zona rossa. Il 3 marzo il Comitato tecnico scientifico (Cts) consiglia di estendere le limitazioni, già previste per dieci comuni del Lodigiano e Vo, anche a Alzano e Nembro. L’Rt, l’indice di trasmettibilità è superiore a 1, che significa alto rischio. Il parere del Cts non si traduce in un decreto, il provvedimento di estensione della zona rossa rimane una bozza. Per Crisanti, altre considerazioni "hanno prevalso sull’esigenza di proteggere gli operatori del sistema sanitario e i cittadini dalla diffusione del contagio".