FRANCESCO DONADONI
Cronaca

Pedrengo, bimbi morti soffocati: “Un’infermiera a casa della mamma killer”. Ma non si è mai vista

Monia Bortolotti accusata della morte di Alice e Mattia tace davanti al gip. Il padre era pronto a ospitarla, ma il giudice le nega i domiciliari. Dopo un ricovero in ospedale, l’indicazione (vana) di seguirla da vicino

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Pedrengo (Bergamo) Era una delle opzioni. Allo stato delle cose, quella più prevedibile. Monia Bortolotti ha scelto la via del silenzio. Nell’interrogatorio di garanzia di ieri mattina la mamma di 27 anni si è avvalsa della facoltà di non rispondere davanti al gip Federica Gaudino, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Un pamphlet di 200 pagine, dove ci sono intercettazioni, consulenze mediche, cartelle sanitarie a supporto dell’inchiesta condotta dai carabinieri di Bergamo coordinati dal pm Maria Esposito.

L’interrogatorio si è svolto nella cella di sicurezza dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, dove la 27enne, origini indiane (è stata adottata quando aveva un anno all’orfanotrofio di Calcutta) è stata trasferita in via precauzionale per scongiurare gesti di autolesionismo. Dal carcere non è mai passata. È accusata dell’omicidio dei due figlioletti, Alice, 4 mesi, morta il 15 novembre 2021, e Mattia, 2 mesi, soffocato il 25 ottobre 2022. Due morti in culla che hanno fatto insorgere dei sospetti. Entrambi erano stati trovati senza vita nella casa di Pedrengo, in via Falcone e Borsellino, dove la 27enne viveva con il compagno Cristian, 52 anni, padre dei piccoli. All’interrogatorio era presente anche la pm titolare del fascicolo. Assistita dall’avvocato Luca Bosisio, Monia Bortolotti, apparsa a tratti assente (molto probabilmente un effetto dei medicinali per sedarla).

Il silenzio , come linea difensiva per studiare la strategia da intraprendere nei prossimi giorni. Il suo legale aveva chiesto la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare e in subordine gli arresti domiciliari a casa del padre, a Gazzaniga, che si è detto disponibile ad ospitarla. Il gip, che nel tardo pomeriggio ha sciolto la riserva e ha deciso che la 27enne deve restare in carcere: il quadro non è mutato, sussiste il pericolo di reiterazione del reato. Per ora rimane in ospedale, e quando le sue condizioni lo consentiranno sarà trasferita in via Gleno.

In ospedale , la giovane c’era stata per 33 giorni, dopo il ricovero del piccolo Mattia. Lei era sorvegliata dal personale sanitario. Un giorno, una infermiera del Papa Giovanni XXIII aveva sentito un pianto provenire da una stanza, voleva assicurarsi come mai, e vide la 27enne che stava stringendo forte a sé Mattia. Dopo le dimissioni, lo psichiatra che la monitorava aveva consigliato ai famigliari di evitare di lasciarla da sola con il bimbo. Inoltre erano state date indicazioni anche alle strutture territoriali, come il Cps, affinché Monia fosse seguita. Un’infermiera sarebbe dovuta andare a casa sua per controllarla.

Il giorno prima della morte di Mattia lei aveva assicurato tutti che stava aspettando una amica che non è mai arrivata. Dopo la morte del bimbo la procura avviò una inchiesta. Vennero indagati i medici che all’epoca avevano curato il piccolo quando era stato ricoverato. Un atto dovuto, per verificare eventuali anomalie. Ma poi venne tutto archiviato così come la posizione dei sanitari. Monia anche durante la prima gravidanza, quella di Alice, e dopo la morte della piccina, era seguita da uno psicologo.

Era stata ricoverata anche in una struttura a Verona, ma non si era andati oltre a una situazione di disagio. Le esternazioni sui social. La 27enne era al corrente dell’indagine e nei post dedicati proprio alle morti in culla, aveva scritto frasi sui "figli tanto amati come angioletti" che suonano come una difesa. E intanto i rapporti con la cerchia familiare si erano raffreddati. Lei aveva fatto terra bruciata, anche con il compagno Cristian la storia era finita intorno ad agosto. Lei si era trasferita a Gazzaniga dal padre adottivo che era pronto a ospitarla. Mentre la madre, definita sui post "anaffettiva" vive a Vertova.