
di Beatrice Raspa
Erano le 4,30 del 18 dicembre 2015 quando davanti alla sede della scuola di polizia Polgai, in via Vittorio Veneto, esplose una bomba rudimentale ricavata da una pentola a pressione imbottita di otto chili di polvere pirica. Per miracolo non vi furono feriti. A distanza di sei anni il pm dell’Antiterrorismo Erica Battaglia continua a indagare. E ha scoperto che su un frammento di tessuto di uno zaino combusto repertato sulla scena del delitto, vi sarebbe il Dna dell’indagato principale, ovvero l’anarchico spagnolo Juan Antonio Sorroche, che sta scontando in carcere un cumulo pena di 9 anni per una serie di attentati in Italia. A isolare il profilo genetico di Sorroche, misto a quello di un ignoto, è stato l’ex generale del Ris di Parma, Luciano Garofano, incaricato della perizia con incidente probatorio. Secondo Garofano, che ieri ha relazionato in aula, davanti al gip, Federica Brugnaro, la compatibilità con la firma genetica di Sorroche appare "da limitata a moderatamente forte".
Per lo scoppio davanti al portone della Polgai risulta indagato anche il 39enne bresciano Manuel Oxoli, che è sospettato di avere fornito all’amico rimasto a lungo latitante supporto logistico. Sorroche e Oxoli furono arrestati nel maggio 2018 in un’abitazione di Marmentino, in Valtrompia, nella disponibilità del bresciano, e il secondo ha già scontato una condanna per favoreggiamento. Il 44enne spagnolo è cosiderato da più procure la mente non solo dell’attentato bombarolo davanti alla Polgai, ma anche di quello compiuto davanti alla sede della Lega di Villorba (Treviso) il 12 agosto 2018 (anche in questo caso senza feriti). Quando fu arrestato, Sorroche aveva addosso un coltello e una carta d’identità falsa. Durante le perquisizioni dell’epoca in un capannone di Marmentino furono trovate due pentole a pressione, poi finite sotto la lente per verificarne la compatibilità con quelle esplose in occasione dei due attentati. La compatibilità è stata accertata da una perizia curata dal generale Romano Schiavi – tra i periti del processo per la strage di piazza Loggia – che tuttavia sulle Lagostina non ha isolata nessuna traccia di esplosivo ma solo di verdure cotte. Tracce degli indagati non sono state finora trovate nemmeno sui frammenti di pentole esplose.