
BRESCIA Non c’è prova che a generare il clamoroso inquinamento del Sin (sito di interesse nazionale) Caffaro sia stata l’ultima gestione...
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Non c’è prova che a generare il clamoroso inquinamento del Sin (sito di interesse nazionale) Caffaro sia stata l’ultima gestione del polo chimico di via Milano. E non c’è nemmeno che sia ascrivibile esclusivamente al controverso sito produttivo, un tempo produttore dei cancerogeni Pcb e dagli anni ‘80 di pastiglie di cloro fino allo stop imposto nel 2019 dalla Provincia. A sostenere questa tesi è l’ingegnere Federico Guido Vagliasindi, consulente dei dirigenti di Caffaro Brescia srl - Antonio Todisco, Alessandro Quadrelli, Alessandro Francesconi ei Vitantonio Balacco - sotto processo a vario titolo per inquinamento e disastro ambientale. Rispondendo a sei quesiti della difesa, in aula ha anche tacciato di "ascientificità" gli accertamenti dell’Arpa, secondo la quale l’inquinamento è attuale. L’esperto ha premesso che nel reparto clorato, quello sotto la lente, "è in corso il piano di caratterizzazione, al termine del quale andrà fatta un’analisi di rischio con individuazione delle soglie: senza, il sito non puo’ definirsi contaminato". Quindi ha smontato l’accusa di insufficiente emungimento delle acque dai pozzi per mantenere efficiente la barriera idraulica: "La vecchia gestione di Caffaro aveva progettato il tombamento della falda profonda e la costruzione di due nuovi pozzi, l’8 e il 9, a sud, per la messa in sicurezza operativa: la stessa soluzione a cui negli anni seguenti ha fatto riferimento il Ministero dell’ambiente e che dal 2016 è stata pretesa da Caffaro Brescia - ha detto l’ingegnere - In 20 anni di barriera idraulica l’acqua sarà girata 20 volte senza riuscire a lavare i veleni perché inquinanti vecchi hanno creato legami con i suoli e sono diventati quasi insolubili. È stato un errore pensare che l’acqua potesse lavare i suoli. Il picco di inquinamento accertato di recente da Arpa non va attribuito a un’attualità della sorgente inquinante ma a una risalita dell’acqua di falda che è stata a contatto con vecchie sostanze". Quanto all’ipotesi che Caffaro Brescia emungesse poco, è "infondata: ii valori sono stati registrati da contatori. Piuttosto sono state le fabbriche vicine ad avere pompato meno". Vagliasindi si è detto convinto che la contaminazione del Sin sia "principalmente storica. L’impianto clorato è stato in funzione dal 1964 e i rifiuti all’epoca non venivano certo gestiti con un formulario". F.P.