GUIDO BANDERA
Cronaca

Dopo la condanna di Toffaloni a Brescia. Piazza Fontana è senza verità, Aldo Giannuli: a Milano forti pressioni

Il politologo è stato consulente delle Procure di Milano e Brescia, da lui un’analisi su due misteri d’Italia con risultati processuali diversi

Aldo Giannuli è stato consulente delle procure di Brescia e Milano per le stragi di Piazza della Loggia e Piazza Fontana

Aldo Giannuli è stato consulente delle procure di Brescia e Milano per le stragi di Piazza della Loggia e Piazza Fontana

Brescia, 5 aprile 2025 –  Aldo Giannuli, politologo, esperto di servizi segreti e consulente di diverse Procure, in passato ha cooperato con i magistrati di Brescia (per la strage di piazza della Loggia) e di Milano (per la bomba di piazza Fontana). “Della pista su Toffaloni ho sentito parlare ai tempi della mia collaborazione, ma non ne ho seguito l’evoluzione”. A lui però chiediamo di spiegare perché a Brescia, pur fra mille ostacoli e l’infinito tempo di oltre cinquant’anni, si sia trovata una verità processuale, ancora parziale, mentre a Milano con piazza Fontana questo non è avvenuto.

A Brescia sono stati più bravi o più fortunati?

A Brescia si è arrivati a un risultato concreto perché, per paradosso, quella è una realtà protetta dalla sua relativa marginalità. In una realtà come quella i magistrati sentono meno pressioni.

Tutto liscio?

Non direi: non è andata così di lusso. Due istruttorie, una finita con un’assoluzione perché un teste aveva fatto un riconoscimento troppo preciso....

Eppure Milano, a parte la prescrizione di Carlo Digilio, non è riuscita a trovare un colpevole e condannare uno dei responsabili della bomba del 1969...

La Procura di Milano ha condizioni molto diverse. Non mancano le pressioni e certamente non è priva di protagonismo: qualche primadonna c’è... All’epoca dell’istruttoria del giudice Guido Salvini, il pm partecipò a un interrogatorio due volte su cinquecento... Ai tempi il capo della Procura Francesco Saverio Borrelli la definì un’inchiesta archeologica: si occupava di Mani Pulite. Milano ha un peso straordinario: un atto dei pm milanesi mobilita il mondo. Imprenditori, ministri... Brescia è stata più libera di lavorare. Quanti articoli sono usciti su questo processo?

Insomma, questioni mediatiche e di opportunità politica?

Era un’indagine su cui la pressione politica era altissima.

Ma non è solo questo...

No. C’è anche una questione di procedure. Il nostro sistema va bene per un processo con sette testimoni, un caso criminale ordinario. Ma quando i testimoni sono seimila, e bisogna rileggersi i verbali per una richiesta di rinvio a giudizio, la situazione è complicata, difficile. E poi ci sono le gelosie, fra magistrati e fra forze di polizia, se le inchieste sono importanti. A Brescia ha funzionato perché la città era dalla parte dei magistrati, tutta.

E Milano con piazza Fontana no?

Beh, a Milano quando si indagava su piazza Fontana c’era chi insisteva su quest’inchiesta per far dimenticare tangentopoli, e chi, come la destra, agiva al contrario. Per paradosso, se non avessi il timore di essere frainteso, direi che sarebbe meglio trasferire alcuni processi fuori dalle grandi realtà. Magari non a Catanzaro, come accaduto per la bomba del 1969...

Oggi ci sono uffici specializzati sul terrorismo...

Mah, il problema è che se si indaga sul terrorismo di destra c’è sempre da avere a che fare anche con gli apparati dello Stato. Si deve indagare sui depistaggi. E diventa complicato.