FEDERICA PACELLA
Cronaca

Lombardia, emissioni nell’aria come nel 2019. La classifica provincia per provincia

La svolta green ancora non si sente in Regione. In alcune città va anche peggio che in passato

Smog in città

Milano, 6 febbraio 2024 – La transizione ecologica procede molto a rilento. Le emissioni climalteranti sono rimaste praticamente quasi invariate nel 2021 rispetto al 2019 e, tendenzialmente, anche rispetto al 2017. Un quadro molto negativo quello che emerge dall’aggiornamento delle emissioni in Lombardia di Inemar Arpa Lombardia, che ha pubblicato i dati provincia per provincia relativi al 2021. Confrontando l’andamento delle Co2 equivalenti, unità di misura che esprime l’impatto sul clima dei diversi gas serra, con il 2019, si vede purtroppo che non ci sono stati passi avanti nel corso dei due anni.

A livello regionale, si parla di 73.203 kg/anno di Co2 equivalenti, sostanzialmente stabili rispetto ai 73.506 kg/anno del 2019. Tra le province , in alcuni casi non sono non ci sono state riduzioni nemmeno minime, ma si hanno addirittura incrementi: a Cremona si passa da 3.846 a 4.219 kg/anno, nel Mantovano da 7.615 a 8.951; nel Pavese, a Sondrio e nella Bergamasca le riduzioni più significative, seppur lievi, mentre sostanzialmente stabili i valori di Brescia, Como, Lecco, Lodi, Milano.

"In queste ore – commenta Carmine Trecroci, ordinario di economia dell’Università degli Studi di Brescia dove insegna anche economia dello sviluppo sostenibile – l’Europa sta discutendo per porre un nuovo limite alle emissioni dell’Unione Europea, ponendo l’obiettivo di ridurle del 90% rispetto ai livelli del 1990. Noi oggi siamo circa al 20% rispetto a quell’anno, quindi da qui in avanti dovremmo ridurre le emissioni del 70%. Nel Bresciano (ma non solo, ndr) siamo agli stessi livelli del 2019, quindi la nostra transizione ecologica ha molta strada da fare". In realtà con industrie energivore non è semplice cambiare il passo, ma, d’altra parte, non si può non iniziare a farlo. Il punto, però, è che la soluzione deve essere trasversale a tutti i settori.

Sempre l’inventario Inemar evidenzia come nessun settore può chiamarsi fuori dalle responsabilità rispetto alle emissioni, pur se ciascuno ha un impatto diverso a seconda dell’inquinante. Combustioni non industriali e trasporto su strada impattano molto, ad esempio, sul Pm10, l’agricoltura sull’ozono (da qui arriva la maggior parte dell’ammoniaca), l’industria su biossido di zolfo e Co2. "Purtroppo non si fa nulla di strutturale – prosegue Trecroci – servirebbe un ‘disarmo multilaterale’, lavorando su tutti i comparti, considerando i danni sulla salute. Sembra invece di essere in mezzo al gioco tra scaricabarile e nascondino, dove è sempre colpa di qualcun altro, sia a livello politico che tra i diversi settori economici".