
Brescia è la provincia con il maggior calo in Lombardia. Crucitti, super papà: "I giovani faticano persino a pensare. di poter crescere dei figli. Pesano le incognite del lavoro".
Sempre meno nati, sempre meno giovani, con un primato negativo per Brescia che, tra le province lombarde, è quella che vede il maggior calo nelle nascite nel 2024 rispetto al 2023. Il quadro arriva dall’incrocio fra i dati Istat, che ha appena aggiornato l’andamento demografico italiano certificando un generale calo delle nascite con la fertilità ai minimi, e il report di Openpolis pubblicato in vista della prima Giornata nazionale dell’ascolto dei minori del 9 aprile, istituita l’estate scorsa dal Parlamento. Per quanto riguarda le nascite, nel 2024 sono nati 8300 bambini, il dato più basso dal 2009 (13600), con una riduzione del -3,8% rispetto al 2023. Si tratta della variazione più elevata rispetto alla media lombarda del -1,7%. Si riduce anche il numero di figli per donna: 1,23 nel 2024 rispetto a 1,3 del 2022, con un’età media al parto di 32,2 anni (32,8 in Lombardia). Negativo il tasso di crescita naturale, -2,9, seppur inferiore alla media lombarda di -3,8.
"Il problema – commenta Antonello Crucitti (nella foto), papà di 11 figli, presidente dell’associazione Fede, speranza, carità che ha appena assegnato il Premio nazionale per altruismo e solidarietà – è che aumentato molto l’egoismo, e questo crea una società chiusa, in cui i giovani faticano a pensare di far crescere i propri bambini. C’è poi tutto il tema del lavoro: l’occupazione è aumentata, ma c’è sempre la paura del licenziamento e i salari non sempre sono adeguati al costo della vita. Senza giovani, però, la società crolla, non c’è bisogno della terza guerra mondiale".
L’andamento consolidato nel tempo ha portato ad una progressiva riduzione della fascia di minori anche nel Bresciano. Secondo i dati analizzati, comune per comune, da Openpolis – Con i Bambini da fonte Istat, fra il 2019 ed il 2024 si sono ‘persi’ oltre 12mila minori, con una riduzione dell’8% della fascia tra 0 e 17 anni; un aumento c’è stato solo in 16 comuni su 205. Il calo più vistoso, in termini percentuali, si registra a Magasa, -100%, perché l’unico minore presente si è trasferito altrove con la famiglia. Lozio ha ‘perso’ un terzo dei minori (-36,36% in 5 anni), così come Anfo (-31,08%). Tiene il capoluogo, con 30239 minori, -0,94% in cinque anni. In generale, sono i comuni più grandi a registrare riduzioni minori, mentre i piccoli comuni riducono i servizi diventando meno attrattivi, in un circolo vizioso difficile da invertire. Sempre di meno, sempre più fragili: questo, secondo Openpolis, porta anche a complicare l’applicazione del diritto all’ascolto (nelle scuole, nelle istituzioni, in famiglia) dei minori, nonostante sia uno dei 4 principi fondamentali garantiti dalla convenzione sui diritti dell’infanzia, insieme al diritto alla non discriminazione del minore, al rispetto del suo superiore interesse e al diritto alla vita, alla sopravvivenza e al corretto sviluppo.