MARTA MIRCALLA PRANDELLI
Cronaca

Missione Amici in Cordata nel Mondo: aiuti della Valle Camonica all’Ucraina

Non hanno avuto paura di attraversare l’Europa per arrivare dove il bisogno è più disperato. Sette volontari dell’associazione "Amici...

I volontari sono arrivati in Ucraina grazie al contatto con il rettore del seminario di Leopoli

I volontari sono arrivati in Ucraina grazie al contatto con il rettore del seminario di Leopoli

Non hanno avuto paura di attraversare l’Europa per arrivare dove il bisogno è più disperato. Sette volontari dell’associazione "Amici in Cordata nel Mondo", con base in Valle Camonica, sono partiti per un viaggio di 2.500 chilometri verso le zone più martoriate dell’Ucraina orientale, portando non solo aiuti materiali, ma anche un messaggio chiaro: "Non vi abbiamo dimenticati". La loro missione, ancora in corso, si concentra nella regione di Kharkiv, una delle aree più devastate dalla guerra, sotto attacco costante fin dal 24 febbraio 2022. Qui, tra villaggi semidistrutti e città fantasma, i volontari bresciani distribuiscono generi di prima necessità, medicine, cibo e coperte, fornendo un sostegno concreto a chi ha perso tutto, anche tramite le suore e i sacerdoti presenti nella zona.

"Quello che vediamo ogni volta è straziante, ma anche pieno di dignità – racconta il presidente dell’Associazione, Abramo Monella –. Le persone ci ringraziano non solo per il cibo o le cure, ma per il semplice fatto di esserci. Per aver dimostrato che, non sono invisibili. Non so come resistano e da loro ho imparato tanto, poiché ci hanno accolto con il sorriso". Con l’associazione camuna c’è anche Paola Cominelli, giornalista. La sua presenza non è quella di una semplice osservatrice: è una testimone diretta, che documenta storie di sofferenza e resistenza, dando voce a chi non ne ha più. Nel frattempo si sta prodigando per il prossimo lavorando con i suoi sette compagni. "Sono qui per raccontare ciò che i telegiornali spesso ignorano – spiega –, perché la guerra non è fatta solo di numeri e strategie, ma di persone che ogni giorno lottano per sopravvivere. E di altre, come i nostri volontari, che scelgono di stare al loro fianco. Nelle città si respira aria tranquilla, ma nei villaggi imperano la distruzione e il ricordo degli attacchi. Ciò che ho incontrato è un paese che soffre, ma cerca di rialzarsi. La popolazione non vuole dimenticare la guerra, vuole che finisca. Teniamo conto che qui i bimbi non vanno a scuola da tre anni. Devo dire che la Chiesa fa davvero molto. L’associazione è arrivata qui grazie al contatto con padre Igor, rettore del seminario di Leopoli, che ci ha poi messo in contatto con suor Olexia, che è a Kharkiv da qualche anno e qui porta aiuto e conforto".

Milla Prandelli