Ponte di Legno, 3 aprile 2025 – Eccezionale cattura da parte dei ricercatori del Parco dello Stelvio, che nella giornata del 1° aprile hanno catturato un esemplare di lupo in perfette condizioni fisiche. L'animale, dopo le necessarie operazioni di controllo, è stato prontamente rilasciato nel suo habitat naturale.

I controlli
A supervisionare l'intervento è stato il direttore dell’ente Franco Claretti, che ha confermato il buono stato di salute dell’animale. Dopo le misurazioni e i prelievi biologici necessari, l'esemplare è stato munito di un radiocollare per seguirne gli spostamenti, poi è tornato libero. Si tratta di una lupa di due anni. È la prima predatrice catturata nella parte lombarda del parco.
La cattura è avvenuta nell’area dell’alta Valcamonica, ad opera del gruppo di monitoraggio e ricerca del Parco, con la collaborazione del Dipartimento di medicina veterinaria dell’Università di Milano, dell'Università di Siena, Regione Lombardia e con il supporto del Corpo dei Carabinieri Forestali. Con buona probabilità si tratta di un “helper”, un giovane che rimane con il branco di origine in veste di aiutante, del cosiddetto “Branco del Tonale” il cui territorio è a cavallo fra la Valcamonica e il Tonale trentino.

Il lupo è stato dotato di radiocollare e rimesso in libertà subito dopo le analisi biometriche effettuate dai veterinari del team di ricerca. Da oggi il lupo, che è stato immortalato con una foto trappola proprio questa mattina quando ancora il sole non era sorto, invierà ai ricercatori preziose informazioni che permetteranno di migliorare le conoscenze relative al comportamento di questa specie così elusiva.
Gli obiettivi
“Si tratta di informazioni molto preziose – spiega Franco Claretti, direttore del settore lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio – che aiuteranno a migliorare i sistemi di gestione e conservazione nel territorio del Parco, e a sviluppare strategie e strumenti di coesistenza fra uomo e lupo, sempre più adeguati ed efficaci”.
Da due anni il Parco è impegnato nel progetto di catture di lupo e dal 2019 ha avviato il progetto di studio Cascate Trofiche, che mira a individuare e descrivere gli effetti generati dal ritorno spontaneo del lupo sui diversi livelli dell’ecosistema, a partire dalle sue prede. Per quantificare questi effetti, i ricercatori del Parco hanno finora impegnato tecniche quali le foto trappole e la raccolta di campioni organici destinati alle analisi genetiche, che permettono di riconoscere ciascun membro dei branchi stabili presenti nel Parco, fra cui quello del Tonale. "Riuscire a catturare i lupi e dotarli di radiocollare – spiega Luca Pedrotti, coordinatore scientifico del Parco Nazionale dello Stelvio – ci garantisce, però, un livello di conoscenza ulteriore, fornendo informazioni relative al comportamento spaziale, predatorio e sociale di questi animali e quindi avere informazioni importanti sull’utilizzo del territorio e sulla quantità e selezione di prede che questa specie è in grado di fare”.
La preparazione
La cattura è il risultato di un lungo lavoro di conoscenza che il team di ricerca del Parco ha accumulato negli anni. “Catturare gli animali selvatici non è mai semplice – spiega Valerio Donini del team di ricerca – specialmente quando si tratta di lupo, che è un animale molto furbo e sospettoso, è necessaria una lunga preparazione utile a capire il comportamento del branco e la sua geografia, per poter posizionare le trappole in maniera efficace”.
Non solo. “I dati forniti dal radiocollare rappresentano un sostanziale supporto alle ricerche attualmente in corso all’interno del Parco dello Stelvio – avverte il ricercatore Matteo Nava che ha partecipato alla cattura – non permetteranno in alcun modo di prevenire o prevedere gli spostamenti del lupo”.