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Veleni cancerogeni a Brescia, la sindaca: “250 milioni di risarcimento per i danni della Caffaro”. Ma l’azienda nega: “Nessuna sentenza”

L’indennizzo deciso dalla Corte di Cassazione dovrebbe essere versato dalla società Livanova al Comune, ma la società smentisce: “I giudici devono ancora decidere”. La sindaca Castelletti: “Chi inquina paga”

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Brescia – L’inquinamento provocato dalle sostanze cancerogene prodotte dalla Caffaro di Brescia vale 250 milioni di euro. Sarebbe questo l’ammontare del risarcimento al Comune bresciano che, secondo la sindaca Laura Castelletti, è stato deciso dalla Corte di Cassazione. A pagare dovrebbe essere Livanova, la multinazionale che ha inglobato la Snia (ex Snia), cioè la società che possedeva il polo chimico della Caffaro, ma l’azienda smentisce che i giudici abbiano emesso la sentenza: “Nessuna decisione è stata ancora presa dalla Corte di Cassazione sulla controversia riguardante Snia”. 

Il 26 febbraio 2025, riferisce Livanova, “si è tenuta solo un’udienza nel corso della quale non è stata emessa alcuna sentenza. L’azienda rimane pertanto ancora in attesa di una decisione da parte della Suprema Corte. Livanova continuerai a operare con responsabilità e trasparenza, nel rispetto delle normative vigenti e con l’obiettivo di contribuire positivamente alle comunità in cui opera".

L’attività dell’azienda ha provocato per anni danni ambientali enormi, contaminando terreni e acque con sostanze cancerogene quali policlorobifenili, cromo esavalente, mercurio, diossine e metalli pesanti. Nel gennaio 2021, benché la fabbrica fosse ferma da un paio di anni, gli esperti hanno rilevato nelle acque sotterranee clorati pari a 650.000 milligrammi per litro a fronte di una soglia limite di 250.000: ben oltre il doppio di quanto consentito per tutelare la salute.

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Il risarcimento, ha commentato Castelletti, è “una notizia importante che innanzitutto ribadisce un concetto fondamentale, ma non scontato: chi inquina paga. Chiederò al ministero un Tavolo operativo per valutare, insieme anche a Regione, qual è il modo migliore per garantire questi fondi alla nostra città”. “Dopo anni di impegno e di lavoro da parte del Comune – ha aggiunto – la bonifica della Caffaro è ormai instradata e dovrebbe entrare nel vivo entro la fine di marzo. Per noi ora, però, è fondamentale non rimanere nel limbo dell’assenza del Commissario straordinario, il cui mandato, scaduto, non è stato ancora rinnovato”.

"Per quanto riguarda le risorse – ha spiegato la prima cittadina – è necessario che restino sul territorio, perché l'inquinamento causato dalla Caffaro non si ferma al confine dell’azienda, ma, come sappiamo bene, tocca aree agricole, orti e giardini privati. Queste persone hanno diritto di essere risarcite e i fondi devono essere usati anche a questo scopo. Come? Va trovata una strada tecnico legislativa, in sinergia con il Governo e la Regione. Chiederò al ministero un Tavolo operativo per valutare, insieme anche a Regione, qual è il modo migliore per garantire questi fondi alla nostra città”.