REDAZIONE BRESCIA

Risarcito l’ultrà pestato dalla polizia. Dallo Stato quasi un milione e mezzo

Brescia, è rimasto invalido al 100 per cento. "Non riavrò la mia vita"

Paolo Scaroni

Brescia, 8 settembre 2016 - «Il risarcimento non cambierà la mia vita. Resterò per sempre invalido al 100%». Questo il commento amaro fatto ai cronisti da Paolo Scaroni, l’ultras del Brescia che il 24 settembre 2005 in stazione a Verona è stato picchiato e ridotto in fin di vita da alcuni agenti di polizia. Il tribunale civile di Brescia, circa un mese fa, ha condannato il ministero degli Interni a risarcire l’uomo con 1,4 milioni di euro, dopo che in sede penale tutti gli agenti coinvolti sono stati assolti perché è risultato impossibile identificare gli esecutori del fatto in modo inequivocabile. Tra i motivi per cui non è stato possibile farlo vi è l’incompletezza del video delle telecamere di sorveglianza, che però mostrano alcuni poliziotti mentre impugnano i manganelli al contrario, inveendo contro il giovane ultras, allora 26enne. Otto i processati, tutti in forza al 7° reparto mobile di Bologna. Il giudice, pur assolvendoli tutti, scrisse che «Scaroni subì un pestaggio gratuito, immotivato rispetto alle esigenze di uso legittimo della forza». Anche da questo è motivata la decisione del tribunale civile. In attesa del processo di appello è arrivato il risarcimento, che rappresenta l’ammissione da parte dello Stato di avere una responsabilità in quanto è accaduto durante una giornata che Paolo aveva dedicato allo sport e al divertimento, seguendo la sua squadra del cuore come faceva tutte le domeniche. Scaroni, che era stato con alcuni amici a vedere la partita non ricorda nulla. «Non ho alcuna memoria di quanto successe – dice –, in ospedale coltivavo tante speranze, come quella di tornare al mio lavoro in una azienda agricola. Poi tra luglio e agosto ho capito che tutto era cambiato». Paolo Scaroni, che ancora oggi è legatissimo agli amici ultras e alla squadra del Brescia, non ha mai potuto riprendere ad allevare tori. Per anni allo stadio Rigamonti e per la città sono stati esposti striscioni in suo sostegno. La sua ripresa, grazie allo spirito e alla grande forza d’animo, tutto sommato è stata buona, considerando le botte e le ferite terribili che gli sono state inferte. Al tempo Paolo ha lottato tra la vita e la morte per circa due mesi. È stato dimesso dopo otto mesi di cure e dopo la prima riabilitazione.

I postumi sono permanenti, sia a livello fisico sia celebrale e l’invalidità, come detto, è del 100%. «Per me non ci sarà mai una normalità – conclude il giovane – e anche se non lo ricordo, considero il 24 settembre 2005 il giorno più brutto della mia vita». Per l’uomo quella che ha avuto è una sorta di vittoria di Pirro. I soldi forse lo aiuteranno ma, come si dice, non danno la felicità.