
Gabriele d'Annunzio
Brescia – Un d’Annunzio più intimo e protettivo, certamente una sfumatura nuova rispetto all’immagine che il Vate ha dato e tramandato di sé costruendo la sua vita come fosse un’opera d’arte.
È una nuova prospettiva quella offerta dalla lettura delle lettere inedite che Gabriele d’Annunzio scrisse a Gabriellino (alias Gabriele Maria), il figlio nato dalla relazione tra il poeta e Maria Hardouin di Gallese. A renderle pubbliche, la Fondazione del Vittoriale degli Italiani, che ha acquisito il fondo Cervis Maroni, contenente le lettere autografe di d’Annunzio, alcune delle quali inedite, dedicate al secondogenito. Documenti importanti, che permettono di comprendere meglio il rapporto tra padre e figlio, su cui a lungo si sono diffuse molte inesattezze.
Dalle 15 missive datate o databili tra il 1916 e il 1918, emerge la premura del padre verso il secondogenito. In una delle lettere esposte al Vittoriale, il poeta si preoccupa di procurare al figlio – arruolato e impegnato anche lui nella Grande guerra – nuove divise, prova a collocarlo nell’aviazione, chiede delle sue condizioni di salute. Verso la fine del marzo 1918 Gabriellino era stato ricoverato infatti in ospedale per alcune ferite al viso e commozione cerebrale. “Mio caro Gabriellino, mi giunge la notizia della tua caduta e della tua ferita. Ne sono molto afflitto – si legge –. So che soffri meno e che sei per guarire; ma imagino la tua impazienza. Io era per venire a Roma; ma molti impedimenti ritardano il mio viaggio. Sono stato a Milano per affrettare la costituzione della mia squadriglia. Molti mi hanno chiesto di te. Mandami notizie. Ti scrivo in fretta, sul punto di partire per la III Armata. Ti riscriverò? Sei ben curato? Mammà viene a vederti? Ti abbraccio teneramente. Il tuo Gabriele. Sabato santo, 1918”.
In un’altra lettera, indirizzata all’Ospedale del Celio a Roma, I Reparto Ufficiali (Camera 24), d’Annunzio scrive: “Mio caro Gabriellino, come stai? Fammi mandare una parola, se non puoi scrivere. Penso a te con pena. Desidero che tu guarisca senza indugio. Dimmi che quel che io possa. Soffro per la morte di Claudio Debussy. Non so più dove berrò per dimenticare me medesimo. Ti abbraccio. Il tuo Gabriele, 1.IV.1918”.
L’acquisizione del fondo Cervis Maroni ha portato in dote il diario di Maria Hardouin duchessa di Gallese, dove venivano annotati i conti domestici e, fra le curiosità, un pigiama e un magnifico anello di Gabriele d’Annunzio: documenti che contribuiranno all’arricchimento di un patrimonio vivo che continuerà a migliorare la conoscenza in Italia e all’estero non solo di Gabriele d’Annunzio, ma del passato e della storia che ci accomuna.
La novità è stata presentata in occasione della consegna del Premio L’Officina del Vittoriale a Maurizio Serra, diplomatico, storico e scrittore, l’unico italiano in cinque secoli a essere entrato a fare parte degli Immortali dell’Académie Française. “Il Premio – ha detto Guerri – in questa sua prima edizione, non celebra solo il valore della cultura. Mette in luce l’importanza di chi lavora come “operai della parola“, come amava definirsi Gabriele d’Annunzio. Questo premio si aggiunge ai riconoscimenti che il Vittoriale conferisce ogni anno, accanto al Premio del Vittoriale e al Premio Genio Vagante, contribuendo a valorizzare il nostro bagaglio di saperi e di memoria”.