
Andrea Puglia, responsabile dei frontalieri per il sindacato ticinese Ocst
Doveva essere prorogato 10 giorni fa e invece, se tutto andrà bene, arriverà all’inizio della prossima settimana il via libera allo smart working dei frontalieri fino al prossimo 31 dicembre, nella speranza di riuscire a raggiungere entro quella data un’intesa definitiva.
L’entourage del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha assicurato alle associazioni di categoria di aver pronto l’emendamento da parte del Governo, ma intanto oltre 12mila lavoratori italiani questa settimana sono tornati in ufficio oltreconfine. "Hanno preferito tornare al lavoro in presenza per evitare di incappare nei controlli dell’Agenzia delle Entrate - spiega Andrea Puglia, responsabile dei frontalieri per il sindacato ticinese Ocst - senza la proroga si è tornati all’applicazione della norma generale che prevede che il frontaliere è tale solo se lavora oltreconfine. Svolgendo la propria attività da casa, anche se collegati con l’ufficio oltreconfine, ci si potrebbe veder contestare il fatto di non aver operato con lo status di frontalieri, con tutte le conseguenze del caso anche dal punto di vista fiscale". Nessuno almeno finora si è fidato della promessa del Governo che in sostanza dovrebbe prorogare per altri 5 mesi l’intesa in vigore fino al 30 giugno: sì al telelavoro con il limite del 40%, ovvero per due giorni a settimana da casa.
I tempi, anche una volta raggiunto l’ok da Roma, potrebbero non essere immediati: siccome la Svizzera non fa parte dell’Ue l’emendamento del Governo da solo non basta, occorrerà stipulare a stretto giro un accordo che dovrà essere firmato anche dalla Confederazione elvetica. Solo allora i frontalieri potranno scegliere se rimanere a casa o andare in ufficio senza il timore di avere brutte sorprese con il Fisco.