
Ordine di servizio del Procuratore Capo di Como Massimo Astori: "Significativi aggravi di lavoro per il personale togato e amministrativo".
Sarebbe dovuto entrare in vigore il 1° gennaio e poi il 1° aprile, destinato a magistrati e personale amministrativo, per snellire e digitalizzare il lavoro della Procure e dei Tribunali. Ma il debutto di App, il nuovo applicativo sviluppato dal Ministero della Giustizia per facilitare la gestione digitale dei procedimenti penali, nell’ottica del processo penale telematico, presenta così tanti problemi e malfunzionamenti da renderlo inutilizzabile. Il Procuratore Capo di Como Massimo Astori (nella foto), ha quindi diramato un ordine di servizio che, contrariamente a quanto previsto dal Ministero, sospende l’obbligo dell’utilizzo dell’applicativo fìno al 30 giugno.
"All’esito di sperimentazioni, simulazioni, prove tecniche e verifiche finalizzate a programmare la ripresa dell’utilizzo di App e l’avvio del processo telematico – scrive il Procuratore – si è constatato che la situazione è migliorata solo parzialmente, restando elevatissimo il rallentamento dell’attività giudiziaria, con significativi aggravi di lavoro per il personale togato e amministrativo e senza alcun beneficio per l’utenza". Con il risultato di determinare "il dilatarsi dei già lunghi tempi processuali". La decisione fa seguito alla relazione del magistrato di riferimento per l’innovazione, Michele Pecoraro, che sottolinea una serie di criticità: un procedimento di iscrizione dei fascicoli estremamente macchinoso, incompatibile con l’elevato numero di procedimenti che vengono iscritti ogni giorno, reati che non vengono riconosciuti dal sistema, o difficoltà nel modificare le qualificazioni iniziali della polizia giudiziaria, alcune fattispecie di iscrizioni che non risultano visibili alla consultazione da parte del magistrato. A questo si aggiunge l’esito negativo della sperimentazione dei flussi tra Procura e ufficio Gip, a causa di "frequenti errori di rete e dell’applicativo, errori inattesi nel caricamento dei decreti di archiviazione", e in generale l’incertezza sulla effettiva visualizzazione degli atti da parte del Tribunale. La lista dei malfunzionamenti prosegue, tra cui "l’insufficienza del sistema di notifiche", la mancanza di postazioni nelle aule di udienza e non ultimo, "l’incompatibilità della procedura con i tempi imposti dalla riforma Cartabia, già difficili da sostenere". Paola Pioppi