ROBERTO CANALI
Economia

Como, Chanel entra in Mantero Seta: alla maison il 35% del marchio

Il colosso dell’alta moda investe nel partner lariano. I sindacati: “Il distretto riferimento del made in Italy”

Il presidente Franco Mantero, quarta generazione della famiglia sinonimo di seta sul Lario

Il presidente Franco Mantero, quarta generazione della famiglia sinonimo di seta sul Lario

Como – Il colosso dell’alta moda Chanel ha acquisito un terzo di Mantero Seta, uno dei marchi più blasonati del tessile lariano.

La maison transalpina da oltre mezzo secolo collabora con l’azienda comasca che è partner imprescindibile delle sue collezioni più esclusive oltre che fornitore dei preziosi filati che poi si trasformano in abiti di lusso venduti in tutto il mondo. Chanel è entrata in Mantero Seta con una quota di minoranza molto significativa, pari al 35% delle azioni, all’orizzonte non c’è alcun cambiamento della governance che continuerà a essere nella mani di Franco Mantero, presidente ed esponente della quarta generazione della famiglia sinonimo di seta sul Lario dal lontano 1902, con l’aiuto dei due amministratori delegati Simone Taroni e Simone Mercuri.

In un momento complesso per il settore tessile, Mantero Seta non conosce crisi ed esce ulteriormente rafforzata dalla partecipazione di Chanel che ha saputo riconoscere il lavoro di un’eccellenza italiana. La scelta presa due anni fa di puntare sul mercato del lusso si è rivelata vincente e l’azienda lariana ha chiuso il 2023 con un incremento del fatturato del 26,3%, raggiungendo i 102 milioni di euro. La partnership con Chanel si inserisce all’interno di un contesto di rafforzamento del brand, investimenti tecnologici e una serie di acquisizioni che hanno portato Mantero Seta ad acquisire, il luglio scorso, il 70% di maglificio Ites.

“Apprendiamo con interesse la notizia dell’ingresso della maison Chanel nel capitale di Mantero Seta, una delle aziende simbolo del tessile comasco – la nota diffusa ieri da Filctem Cgil di Como e Femca Cisl dei Laghi –. Un’operazione rilevante, che conferma come il nostro distretto sia ancora un punto di riferimento per il made in Italy di qualità e per il mondo del lusso internazionale. Come organizzazioni sindacali riteniamo che questa operazione non debba riguardare solo governance, piani industriali o logiche finanziarie. Deve diventare un’occasione concreta di crescita per tutto il tessile comasco. Una crescita che parli di buona occupazione, diritti, stabilità, contratti dignitosi e filiere responsabili. Quando si parla di digitalizzazione, innovazione e sostenibilità, chiediamo che siano parole accompagnate da formazione reale, valorizzazione del lavoro, protagonismo delle persone. Il tessile comasco ha bisogno di un rilancio che tenga insieme eccellenza e giustizia sociale”.