
Nicola Di Sanzo e il luogo della tragedia
Brescia, 9 giugno 2023 – Il 23 novembre 2018 morì sui binari, falciato da un treno in corsa, al termine di un turno notturno trascorso a riparare le linee elettriche ferroviarie. Oggi al termine del processo in abbreviato i presunti responsabili dell’infortunio costato la vita a Nicola Di Sanzo, 35 anni, marito e padre di un bimbo di due anni, sono stati prosciolti dalle accuse 'perché il fatto non sussiste'.
Si tratta dei datori di lavoro della vittima: il delegato alla sicurezza per le linee ferroviarie della regione Lombardia di Rfi - Rete ferroviaria italiana spa - la società committente della riparazione delle linee elettriche ferroviarie. l'amministratore di Gcf, Generale costruzioni ferroviarie spa, società appaltatrice, e il coordinatore della sicurezza, imputati di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme di prevenzione degli infortuni. Agente di scorta di Rfi, l’operaio di Rotonda (Potenza) alle 5 era su un convoglio di carrelli alle porte di Brescia quando scese dal mezzo dal lato sbagliato finendo schiacciato da un Regionale in corsa per Sesto San Giovanni.
A vario titolo gli imputati, che hanno risarcito la famiglia della vittima, uscita dal procedimento, rispondevano di omessa valutazione dei rischi da interferenza tra le attività di circolazione dei treni e i lavori di manutenzione, e della mancata elaborazione di adeguate misure preventive.
Stando alla difesa furono rispettate le procedure e impartite adeguate istruzioni al personale. Si trattò dunque di un incidente di cui i datori di lavoro di Di Sanzo non avrebbero responsabilità. E il gup, Gaia Sorrentino, ha accolto la richiesta.