
A sinistra, i segni del morbillo. A destra, una zanzara Aedes
Milano – In principio fu una zanzara, la Aedes Albopictus più nota come "tigre", di origine asiatica ma accidentalmente introdotta negli Usa alla metà degli anni Ottanta e sbarcata in Italia, nel porto di Genova, nascosta in un carico di copertoni, nel 1990. L'anno prima era caduto il Muro di Berlino e molti medici italiani non sospettavano ancora che, nel nuovo millennio, avrebbero dovuto fare i conti con febbri tropicali delle quali prima si leggeva soprattutto nei libri. Complice la mobilità aumentata di un mondo globalizzato – con le migrazioni ma pure il turismo esotico di massa – e, soprattutto, il cambiamento climatico: la "tropicalizzazione" delle nostre latitudini un tempo temperate-mediterranee crea condizioni ideali per la proliferazione di arbovirosi, che si trasmettono tra gli esseri umani (e gli animali) attraverso punture o morsi d'insetti.
"La diffusione della zanzara tigre sicuramente è collegata a un aumento delle temperature e dell'umidità, a precipitazioni che sempre più arrivano in forma abbondante e improvvisa, generando raccolte d'acqua, seguite da periodi di siccità. Con estati sempre più lunghe, nel senso di temperature che si alzano prima e rimangono elevate in autunno, aumenta anche il periodo in cui le zanzare sono attive – osserva Marino Faccini, direttore del dipartimento di Igiene e prevenzione sanitaria dell'Ats Metropolitana di Milano –. Più o meno dagli anni Duemila abbiamo iniziato a capire che la zanzara tigre potesse essere un pericolo. Dopo i primi focolai di Dengue a trasmissione autoctona, registrati in Francia e in Croazia, anche nel nostro Paese è stato predisposto un piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle arbovirosi".