REDAZIONE CRONACA

Cos'è il sexting, il fenomeno che riguarda due ragazzi su tre

L'indagine dell'osservatorio nazionale infanzia e adolescenza basato sulle risposte di 3500 persone tra gli 11 e i 24 anni

Sexting

Milano, 7 giugno 2022 - Due ragazzi su tre hanno avuto a che fare con il sexting, ossia l'invio di messaggi, immagini o video a sfondo sessuale o sessualmente espliciti tramite dispositivi informatici portatili o fissi. A dirlo è l'indagine condotta dall'Osservatorio nazionale infanzia e adolescenza della Federazione italiana di sessuologia scientifica (Fiss), basato sulle risposte di 3500 ragazzi fra gli 11 e i 24 anni a un questionario, pubblicato sul sito Skuola.net lo scorso novembre. Due ragazzi su tre dichiarano di aver ricevuto almeno una volta messaggi sessualmente espliciti su internet e una quota, anche se piccola, pari all'8,9 %, li riceve quasi quotidianamente. La maggior parte si è sentito disturbato mentre solo una quota minore non ha rilevato nulla.

Definizione e diffusione del sexting

Il termine sexting deriva dall’inglese ed è composto da due parole, "sex" e "texting" (cioè "sesso" e "messaggiare"). Secondo Save the children il distacco sociale e l'isolamento, in generale, ma in particolare con le restrizioni degli ultimi anni dovute al covid, comportano difficoltà per tutte le relazioni, anche quelle dei più giovani, indipendentemente dal fatto di avere già una relazione affettiva. Il sexting è un fenomeno comune anche tra gli adolescenti e rientra pienamente nel processo di costruzione e scoperta della propria identità. Può essere vissuto quindi come una dimostrazione di amore e fiducia nei confronti del proprio partner, come un divertimento o come un modo per sentirsi grandi. Quando si perde il controllo delle immagini prodotte, però. la loro diffusione su web e social network è difficilmente gestibile.

In questo caso non si parla più di sexting ma di “revenge porn” (quando le immagini vengono ad esempio utilizzate da un/a ex partner a scopi vendicativi e con l’obiettivo di ledere la reputazione della persona ritratta), o di “sextortion” e cyberbullismo (cioè la minaccia di diffusione del materiale foto/video, sempre con l’obiettivo di ledere la reputazione della persone ritratta). Non è escluso che i comportamenti tipici del sexting possano configurare reati connessi con la pedopornografia. Le conseguenze, oltre che legali, possono essere anche emotive: la pressione dei pari (“lo fanno tutti o tutte”), ricatti o minacce (“se non lo fai, non mi ami”), problemi di autostima o il sentirsi in dovere nei confronti del proprio partner al fine di evitare il senso di colpa, possono essere tutti elementi che portano un ragazzo o una ragazza a cedere a comportamenti che non rispettano i suoi tempi o desideri.

I dati dell'indagine

Per il 14,4 % dei ragazzi ricevere messaggi sessuali ha destato curiosità, ma per il 13,5 % ha creato imbarazzo. Chi si è sentito eccitato è il 10,9% e solo una parte minore ha reagito con rabbia (8,3 %). Sono soprattutto gli under 18 a sentirsi disturbati rispetto ai ragazzi più grandi, che reagiscono per lo più con indifferenza, e solo pochi con rabbia. Rispetto al genere e all'orientamento sessuale, sono le femmine (35,6%) e i giovani con orientamento eterosessuale e bisessuale a dirsi più disturbati. "Questi dati ci mostrano che il sexting è un fenomeno in crescita tra gli adolescenti e i giovani adulti" sottolinea Piero Stettini, psicoterapeuta e sessuologo clinico di Savona e vicepresidente Fiss. Che aggiunge: "Rispetto alle indagini di qualche tempo fa, la ricezione di immagini sessuali via web è decisamente aumentata, soprattutto tra le ragazze, mentre analogamente al passato sono più i ragazzi a reagire con curiosità ed eccitazione e più le ragazze con imbarazzo e disagio. Nel complesso comunque più della metà del campione segnala reazioni di turbamento, il che ci indica che il sexting, pur costituendo una nuova diffusa forma di comunicazione, esplorazione e sperimentazione tra i giovani, presenta in età evolutiva aspetti potenzialmente dannosi, che richiedono da parte degli adulti la messa in atto di adeguate misure educative e di prevenzione del rischio". 

I ragazzi sanno che il sexting condiviso con il partner attuale cela dei rischi. Circa la metà infatti afferma che non sia sicuro e innocuo. A sentirsi meno tranquilli quando scambiano messaggi sono maggiormente i più giovani tra gli 11 e i 14 anni, le femmine e chi ha un orientamento eterosessuale. La pubblicazione di una foto o un video intimo condivisi senza il proprio permesso pare sia accaduto qualche volta solo a una minoranza del 5,3%. La maggior parte dice che non è mai successo ma una quota pari al 13% si riserva la possibilità di dire "non sò". Specie ai ragazzi tra i 19 e i 24 anni, ai maschi e ai giovani con orientamento pansessuale e asessuale è capitato più spesso di vedere pubblicato del materiale condiviso senza il proprio consenso. C'è pure chi ammette di averlo fatto. "Il 12,8% infatti dichiara di aver condiviso almeno una volta una foto o un video intimi di altre persone senza aver prima richiesto il consenso. Tra questi, il 6,5% dice di averlo fatto molte volte. Chi condivide senza consenso sono i più grandi (22,1%), le femmine (7,7%). I dati ci dicono che rimane una certa attrazione/curiosità per questa modalità che risulta intrigante e facilmente realizzabile, manca purtroppo in questi casi la percezione di invasione di campo dell'altro, il non rispetto e la prevaricazione di uno spazio personale, in fondo anche questa è una forma di violenza che andrebbe più volte sottolineata, il sexting può essere un gioco intrigante ma solo se condiviso", osserva Roberta Rossi, psicoterapeuta e sessuologa, direttrice dell'Istituto di sessuologia clinica di Roma e past president Fiss.