
Il tribunale di Cremona (LaPresse)
Cremona, 9 marzo 2019 - Due patteggiamenti. Una condanna con il rito abbreviato. Un rinvio a giudizio. È approdata davanti al gup Elisa Mombelli la vicenda della sottrazione di armi e droga dall’ufficio corpi di reato del tribunale di Cremona, esplosa il 21 ottobre ottobre del 2016 con l’arresto di due impiegati “infedeli”. Quattro anni e 10 mesi la pena patteggiata da Francesco Manfredi, 62 anni, di Cremona, all’epoca addetto all’ufficio corpi di reato. Quattro anni e 7 mesi il patteggiamento per Attilio Valcarenghi, 59 anni, di Castelverde, impiegato della cancelleria civile. Il primo era accusato di peculato e violazione di sigilli in concorso e di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Il secondo rispondeva di peculato e violazione di sigilli in concorso con Manfredi e di detenzione illegale di armi da guerra con relative munizioni e di armi comuni da sparo. Non erano dipendenti del ministero della Giustizia. Manfredi si trovava in mobilità prima di essere assunto con un contratto a tempo determinato da un’agenzia interinale. Valcarenghi era stato distaccato dal Comune di Soresina. È stato rinviato a giudizio per omessa vigilanza Claudio Pagliari, 65 anni, di Casalmorano, al tempo responsabile dell’ufficio corpi di reato. Processo il 12 aprile. È stato condannato a tre anni di reclusione Claudio Montanari, 35 anni, ex dipendente di un bar di Cremona, al quale Manfredi avrebbe dovuto cedere la droga . Il pm Lisa Saccaro aveva chiesto cinque anni e 8 mesi.
Secondo l’accusa, Manfredi avrebbe approfittato della sua posizione per asportare stupefacenti sequestrati destinati alla distruzione dal momento che i processi erano terminati. Dal canto suo Valcarenghi, appassionato di armi, si era fatto consegnare da lui delle munizioni sequestrate che aveva nascosto all’interno di una tasca. Gli agenti, grazie una telecamera nascosta, avevano osservato Manfredi riempire una borsa con circa quattro chili di droga, fra cocaina, hashish e marijuana. Il 21 ottobre del 2016 si era allontanato dal tribunale alla guida del suo scooter. I poliziotti lo avevano seguito e bloccato sotto casa. A chi era destinata la droga? L’impiegato aveva fatto il nome di Montanari, all’epoca dipendente di un bar di via Mantova. Nell’abitazione di Valcarenghi la polizia aveva sequestrato un arsenale di armi, la maggior parte detenute illegalmente, fra cui tre pistole e un fucile a canne mozze spariti dal caveau del tribunale.