
Bises Nel folcloristico mondo della comunicazione si dice “catchy” di qualcosa che è attrattivo agli occhi degli altri. Catchy quella...
Bises
Nel folcloristico mondo della comunicazione si dice “catchy” di qualcosa che è attrattivo agli occhi degli altri. Catchy quella pubblicità. Catchy il nuovo volto della campagna. Catchy il manifesto di un evento. Anche i luoghi d’arte per risultare più catchy puntando a nuovi visitatori si adoperano per far emergere personaggi di spicco conosciuti e amati da tutti, come Leonardo da Vinci che affascina ogni generazione e spinge il grande pubblico a prenotare mostre e musei. Esempio virtuoso di come raccontarsi attraverso la voce di un protagonista del suo tempo è Villa Medici del Vascello, grazie alla figura di Cecilia Gallerani, la celebre Dama con l’ermellino dipinta dal Maestro nel 1490. In questo piccolo borgo di campagna, San Giovanni in Croce tra Cremona, Parma, Mantova e non distante da Brescia, sorge questo castelletto che secolo dopo secolo è stato ampliato, abbellito, abbandonato e riscoperto. Costruito nel 1407 come fortificazione e casello daziario venne ingentilito all’inizio del Cinquecento su volere proprio di Cecilia che qui arrivò in quanto sposa del feudatario del luogo, il Conte Ludovico Carminati, ospitando personalità illustri presso la sua corte come era solita fare a Milano in veste di amante di Ludovico il Moro. Lo splendido ritratto di Leonardo si trovava al piano nobile prima di essere venduto dai figli dei padroni di casa e, dimenticata la corretta attribuzione, ricomparve solo all’inizio del XIX secolo a Cracovia dopo essere stato acquistato in Italia dal nipote della Principessa Czartoryski. Mille e più le peripezie che lo hanno coinvolto tra esili, guerre, nascondigli e irreparabili danni, ma ora è il fiore all’occhiello della città polacca. Villa Medici del Vascello invece seguì le orme di altre residenze nobiliari, trasformata in luogo di frescura e delizia dalla famiglia Soresina-Vidoni con il grande parco all’inglese in cui laghetti, tempietti e pagode cinesi imitano esotici paesaggi e antichi attimi. Nel 1945 l’ultima proprietaria scappa in seguito alla caduta del regime fascista e la villa in stato di abbandono verrà salvata cinquant’anni dopo dal Comune che ne ha fatto un prezioso luogo di storia, arte, cultura e iniziative sociali.