STEFANIA CONSENTI
Cultura e Spettacoli

Fondazione Prada con Typologien. Viaggio per scoprire le differenze. E in Cisterna la grandezza del nulla

Doppia mostra: la prima presenta 600 fotografie di autori tedeschi, la seconda 10 lavori di Thierry De Cordier

Doppia mostra: la prima presenta 600 fotografie di autori tedeschi, la seconda 10 lavori di Thierry De Cordier

Doppia mostra: la prima presenta 600 fotografie di autori tedeschi, la seconda 10 lavori di Thierry De Cordier

La prima avvertenza è di prendersi il tempo necessario. Perchè Typologien è una mostra (fino al 14 luglio), in Fondazione Prada, curata da Susanne Pfeffer, storica dell’arte e direttrice del Museum Mmk für Moderne Kunst di Francoforte, che richiede una profonda osservazione. Anche solo per il numero delle opere fotografiche in esposizione, circa 600, di 25 artisti, e l’estensione del progetto che ricostruisce più di un secolo di fotografia in Germania. Non è una mostra cronologica ma il visitatore troverà delle aree tematiche e il principio che le ispira è quello della "tipologia", mutuato dalla botanica per classificare e studiare le piante, e poi usato e sviluppato nella fotografia dall’inizio del Novecento e affermatosi in quella tedesca nel corso del XX secolo. Insomma, solo l’accostamento consente di scoprire le differenze, fa cogliere le specificità: dai fiori (ce ne sono di diverse varietà in foto) agli umani e all’architettura delle città. Figura chiave è August Sander con il suo progetto Persone del XX secolo. Portfolio degli archetipi, descritto da Walter Benjamin come un “atlante di formazione” della percezione fisiognomica. Fotografa i rappresentanti delle diverse classi sociali di Colonia, artigiani, contadini, esponenti del partito nazista e prigionieri politici. Sander eserciterà forte influenza anche su Bernd Becher (1931-2007) e Hilla Becher (1934-2015) che sul finire degli anni Cinquanta avviano un progetto di documentazione e conservazione dell’architettura industriale. Monumenti in bianco e nero definiti anche "sculture anonime". ll fotografo Feldmann nel ciclo Die Toten raffigura le vittime dei movimenti politici dissidenti della Repubblica Federale di Germania tra gli anni ‘60 e ‘90, riproduzioni di quelle pubblicate su giornali e riviste. Tra gli scatti c’e anche quello di Giangiacomo Feltrinelli. La fotografia tedesca riflette anche sull’Olocausto con Atlas di Gerhard Richter, scatti che sono una prova documentaria degli orrori del regime nazista.

Di altro impatto è “NADA” la mostra monografica (fino al 29 settembre) concepita dall’artista belga Thierry De Cordier appositamente per i tre ambienti della Cisterna, sempre in Fondazione Prada. Dieci dipinti di grandi dimensioni realizzati tra il 1999 e il 2025, opere che nascono dall’esplicita volontà dell’artista di cancellare l’immagine della crocifissione. Le opere che ne derivano non sono più una forma di pittura negativa, ma un tentativo ultimo di sperimentare, per usare le parole dell’artista, la “grandezza del nulla”. L’artista, ieri presente, ha voluto che le sue opere fossero “illuminate“ solo da luce naturale. Che produce effetti, in taluni momenti, impressionanti.