
Facilitato il percorso per i visitatori, un primo intervento in attesa dell’Arengario 2. Gioco fra interno ed esterno, da fuori si vedrà illuminata l’opera di Enrico Baj.
Ha quasi del "miracoloso" il nuovo allestimento del Museo del Novecento, che asseconda l’architettura (progetto di Italo Rota) e restituisce l’idea di un museo come soglia, con un rapporto fra dentro e fuori, fra luce naturale e artificiale. E disseminate, in tutte le sale, si ritrovano, anche le otto opere di Rauschenberg (sino al 29 giugno) che accentuano il valore delle collezioni permanenti.
Da oggi i milanesi potranno girare nelle sale di questo splendido museo civico senza perdersi (l’orientamento è sempre stato difficile), un intervento che è propedeutico a quello che verrà con la realizzazione della passerella di congiunzione con l’Arengario 2. La galleria dedicata al Futurismo accoglie il visitatore con la collezione di arte futurista, la più importante a livello internazionale. Infatti, arricchiscono l’esposizione i capolavori della donazione Giuseppina Antognini e Francesco Pasquinelli e della Collezione Gianni Mattioli in comodato. E qui, alla velocità espressa da Giacomo Balla risponde Rauschenberg con uno dei suoi Gluts, quella serie con la quale l’artista americano ha fuso i rottami automobilisti e residui di stazioni di servizio a commento dell’eccesso di offerta di petrolio che a metà degli anni Ottanta portò al crollo del prezzo al barile e alla conseguente crisi economica. Il percorso continua attraverso le “Controverse modernità” degli anni del fascismo, dove l’espressione artistica assume caratteri che possono apparire antitetici tra una perdita progressiva della fiducia nella modernità e un ‘ritorno’ al classico, per aprirsi sulla sala monografica dedicata a Marino Marini. Abbattuti spazi vuoti, si ha una prima idea di come spazio esterno ed interno si integrino: la statua della Pomona, rappresentativa della maternità arcaica precristiana, ha sullo sfondo la statua della Madonnina del Duomo, mentre dall’altro lato, l’opera il Cavallo e cavaliere sempre di Marino Marini, viene esaltata, guardando oltre le vetrate, dal monumento equestre realizzato da Ercole Rosa in Piazza Duomo. Una continuità fra fuori e dentro, dicevamo. Rafforza l’idea del Museo come ‘soglia’ lo spazio dedicato a Enrico Baj che si affaccia su piazzetta Reale. L’opera “I funerali dell’anarchico Pinelli”, sarà sempre illuminata anche la sera e si potrà scorgere dalla strada in un dialogo costante con la città.
Anche l’allestimento della sezione Noveau Réalisme, sempre nella galleria “Gesti e processi”, riporta il visitatore a una dimensione partecipativa in un gioco tra interno, con il progetto di Christo e le fotografie di Ugo Mulas che documentano l’impacchettamento della statua equestre di Vittorio Emanuele II e l’esterno con la vista sui portici accanto al monumento.
Prima di giungere qui, l’opera di Claudio Parmiggiani Scultura d’ombra si rispecchia in uno dei Phantom di Rauschenberg, immagini serigrafate su alluminio specchiato anodizzato che si modificano a seconda della luce. Chiude il percorso Lullaby l’opera di Maurizio Cattelan realizzata con le macerie del PAC, il Padiglione di arte contemporanea distrutto dall’attentato del 1993. St.Con.