STEFANIA CONSENTI
Cultura e Spettacoli

"Io sono Leonor Fini, pittrice". L’artista ribelle e controcorrente si svela fra dipinti, abiti e video

A Palazzo Reale la prima retrospettiva mai dedicata alla creativa italo-argentina con cento opere. Dal cinema al teatro, ha lasciato una traccia indelebile anche nella moda e ispirato diversi brand.

A Palazzo Reale la prima retrospettiva mai dedicata alla creativa italo-argentina con cento opere. Dal cinema al teatro, ha lasciato una traccia indelebile anche nella moda e ispirato diversi brand.

A Palazzo Reale la prima retrospettiva mai dedicata alla creativa italo-argentina con cento opere. Dal cinema al teatro, ha lasciato una traccia indelebile anche nella moda e ispirato diversi brand.

Sono una pittrice. Quando mi chiedono come faccia, rispondo: “Io sono”. Leonor Fini, ribelle, indipendente, provocatoria, sfidante, si presenta così ai visitatori, nella mostra che Palazzo Reale le dedica (sino al 22 giugno) celebrando l’eclettismo di una donna visionaria, coerente nella sua unicità artistica. Lontana dalle convenzioni, forse "una donna più del nostro tempo che del suo".

Oltre cento le opere in mostra tra dipinti, disegni, fotografie, costumi e video, scandite in un percorso di nove sezioni tematiche. Si spazia dalla pittura alla moda, dalla letteratura al teatro (in una delle sezioni sono esposti bozzetti, figurini ed un costume disegnato da Leonor Fini provenienti dall’archivio Storico Artistico del Teatro alla Scala), la mostra svela l’immaginario di Leonor Fini, a partire dagli incontri e dalle impressioni, a volte sconvolgenti, della prima giovinezza, attraverso gli anni della formazione tra Trieste, Milano e Parigi, dove Fini stringe relazioni durature con intellettuali e artisti che le indicano la via della pittura.

La mostra è un "saliscendi emotivo", reso, nell’allestimento, con l’uso dei colori, quasi a scandire i momenti creativi. "Vedendo tutta questa necessità di autocelebrarsi, forse viene da pensare che ci sia un problema di autostima - dice Carlos Martin, curatore della mostra insieme a Tere Arcq - mentre invece credo che lei avesse la necessità di affermare la sua libertà di donna, di artista, non di musa, ma di protagonista". Affronta tutti i temi, dalla sessualità alla morte, la rappresentazione del corpo, e ancora l’interesse per gli aspetti rituali e i fenomeni di metamorfosi.

Con un certo interesse per il macabro (“A dodici-tredici anni ero affascinata dalla morte. Mi intrufolavo nell’obitorio principale di Trieste. Fu all’obitorio che vidi il primo uomo nudo..portava un’etichetta al piede, c’era scritto: “Mario la Vita“, scrive Leonor). Poco rappresentata nei musei, le sue opere sono finite nelle case dei collezionisti privati e quindi molte si vedono a Milano per la prima volta. Fra gli inediti “Costumi di scena per 8½“ di Federico Fellini, e il famoso cappello. E un poco visto, “Uomo nudo di spalle“ (1942).

Ha prodotto anche molti ritratti su commissione. "Dai costumi di scena, al cinema e ai ritratti, li faceva perchè aveva necessità di lavorare, e continuare a fare quello che le piaceva di più" ricorda Martin. Frequentare il bel mondo artistico e intellettuale. Con il pittore Fabrizio Clerici frequenta i circoli intellettuali di Trieste, Parigi, Roma, Milano. Con Max Ernst, che la definisce “la furia italiana”, Leonor Fini entra in contatto con Man Ray, Dora Maar, Salvador Dalì e il Surrealismo.

Pur condividendo con questi un’affinità sui temi del subconscio e del sogno, Fini costruisce un universo artistico unico, che sfida ogni convenzione, mantenendo una visione autonoma e rivoluzionaria, libera da etichette rigide, inclusa quella del Surrealismo. Tra le sue relazioni più significative, spicca l’amicizia con Leonora Carrington. Le due artiste si incontrano a Parigi, dove nasce un legame profondo di stima e amicizia. Nonostante la differenza di età di circa dieci anni, Carrington vede in Fini una “strana combinazione di grazia felina e potere amazzone“.

Affascinata anche dalla moda, soprattutto nel periodo di vita a Parigi, Fini ha disegnato per Elsa Schiaparelli (di cui era amica), la bottiglia di profumo “Shocking“, ispirata al corpo di Mae West. Pure Dior, recentemente, l’ha presa a modello. E Madonna si ispirò (nel 1994) ad uno dei suoi quadri (Le Bout du monde Il confine del mondo) per il video Bedtime story.