
Ogni suo concerto è un evento indimenticabile. Evgeny Kissin domani sarà a Milano per la Società dei Concerti in Sala...
Ogni suo concerto è un evento indimenticabile. Evgeny Kissin domani sarà a Milano per la Società dei Concerti in Sala Verdi del Conservatorio alle 20,45. In programma “Partita II in do minore BWV 826” di Bach; “Notturno in do diesis minore op. 27 n. 1”; “Notturno in la bemolle maggiore op. 32 n. 2” e “Scherzo n. 4 in mi maggiore op. 54” di Chopin; “Sonata n. 2 in si minore op. 61” e due “Preludi e Fuga dall’op. 87: n.15 in re bemolle maggiore e n. 24 in re minore” di Shostakovich.
È un antidivo dolce e gentile, nato a Mosca e residente a Praga: "Fin da piccolo ho la gioia di suonare per il pubblico, non solo per me stesso. Amo entrare in sintonia, creare qualcosa di speciale con ogni spettatore, ricambiato".
Maestro, come si prepara?
"Qui so di avere un pubblico attento e fedele. Quando si affronta la sala da concerto bisogna calarsi nel sentimento di ciò che si va a suonare, cercando di penetrare lo stato d’animo di chi ha composto quel lavoro".
Come ha scelto il programma?
"Volevo ricordare Šostakovič a 50 anni dalla morte. L’amerei anche se non fossi russo. Šostakovič trovava in Bach un modello; ogni giorno, prima di iniziare a lavorare, si sedeva al piano, partecipò anche al primo Concorso Chopin di Varsavia".
Lei è presidente onorario del Premio Internazionale Antonio Mormone la cui finale si terrà a giugno alla Scala. Cosa pensa dei concorsi pianistici?
"Mai partecipato a uno. Sono presidente del “Mormone“ per affetto, non per inclinazione alle competizioni, onoro la memoria del mio manager e amico".
Fra i numerosi riconoscimenti quale l’ha commossa di più?
"Ho ricevuto lettere da persone di vari Paesi che mi dicevano quanto la mia musica li abbia aiutati a superare problemi personali, salute, solitudine. Mi commuove. Il più bel complimento da Hebert von Karajan: ero giovane, mi definì “genio”".
Cosa non rifarebbe?
"Da ragazzino gli insegnanti mi consigliavano di studiare di più, io non davo retta. Ora so che avevano ragione, ma tornassi indietro non mi direi: “Studia, studia”. Allora non avrei dato retta nemmeno a me stesso...".
C’è un luogo in cui si rifugia?
"Praga, dove vivo con la mia grande e bellissima famiglia".
Grazia Lissi