
In un pannello gli utensili agricoli di migranti raccolti a Long Island "Li ho dorati per riconoscere l’amore e il duro lavoro degli avi". Viaggio nella storia dell’artista: "Un insulto? No, è chi ama la terra..." .
Partenza con il "botto" per l’Artweek. E dopo l’installazione di Vascellari, a Palazzo Reale, e Shirin Neshat, al Pac, tocca a Ugo Rondinone (sino al 6 luglio) abitare gli splendidi spazi della Gam - Galleria Arte Moderna - per la sua prima mostra a Milano, Terrone, a cura di Caroline Corbetta. Un elogio di quanti lavorano e amano la terra, "parola in passato usata per ferire, come insulto e come strumento di rivendicazione", racconta Rondinone ai cronisti. Che li accoglie, nel cortile della Gam, davanti alle quattro monumentali sculture della serie di dodici ulivi, calchi in alluminio degli alberi realizzati nel suo uliveto comprato anni fa a Matera, luogo di provenienza dei suoi genitori. Già perchè questa mostra, fra riscatto sociale e riflessioni esistenziali ("Non sono un artista politico, creo simboli popolari nei quali la gente si può riconoscere", precisa) offre un viaggio nella storia personale di Rondinone, una delle voci più potenti dell’arte contemporanea, nato in Svizzera da genitori emigrati per lavoro. Emoziona sentirlo raccontare com’è nata anche la versione inedita della serie The large alphabet of my mothers and fathers, allestita nella Sala da Ballo, proprio di fronte e in dialogo con Il Quarto Stato, opera simbolo di Pellizza da Volpedo ritornata in Gam nel 2022. Un pannello pieno di utensili da lavoro, di inizio secolo, che l’artista ha raccolto a Long Island, e poi li ha "nobilitati" dipingendoli in color oro. Negli anni venti del Novecento l’80 per cento dei lavoratori in quella zona erano immigrati italiani. "Quando ho visto per la prima volta l’opera di Pellizza, mi sono ricordato della copia che avevamo in cucina", aggiunge visibilmente emozionato. "Ho rivisto in quei personaggi i miei genitori, i mie avi e riconosciuto oggetti di lavoro e di vita familiare, in uso da mia nonna. Mia padre mi diceva sempre: “Noi veniamo da lì, non dimenticarlo“". Oltre agli ulivi, agli utensili, c’è la serie dei Nudi, maschili e femminili, seduti, realizzati in cera mescolata a terra raccolta da Rondinone in giro per il mondo. Doppia mostra in GAM. Oltre a Rondinone c’è anche l’esposizione di Anna Boghiguian, artista canadese-egiziana che ha presentato “The four faces of A man“, una serie di sculture nate dopo il conferimento del premio Henraux Sculpture Commission a miart 2024. Utilizza il marmo per la prima volta. Il progetto espositivo, a cura di Edoardo Bonaspetti, si sviluppa nelle sale del museo in relazione con le opere neoclassiche della collezione permanente, come ad esempio le sculture di Medardo Rosso.