
Il vino valtellinese e dell’Oltrepò che incide sull’export per l’8,65% rischia di essere tra i più penalizzati
Milano, 2 aprile 2025 – Il D-day da tempo minacciato dal presidente Trump è arrivato e anche l’economia lombarda, suo malgrado, sarà costretta a fare i conti con i dazi che secondo una ricerca condotta da CNA potrebbero portare a una contrazione del PIL regionale dello 0,3% nel 2025 e addirittura di una contrazione dello 0,6% e nel 2027.
Un conto salatissimo che rischia di essere pagato in termini di cali dei fatturati delle imprese e perdita di posti di lavoro. Impossibile pensare di rinunciare ai rapporti con gli USA forti di un mercato di 336 milioni di consumatori e un PIL di 29,17 bilioni di dollari stimato per il 2025 in crescita a 30,34 bilioni.
I dazi reciproci sono stati annunciati da Trump nei confronti di qualsiasi partner commerciale che applica tariffe o impone altre barriere commerciali sui prodotti statunitensi, mentre giovedì partiranno i dazi del 25% sulle auto importate negli Usa.
I numeri della Lombardia
La Lombardia è destinata a pagare il conto più salato rappresentando da sola il 21,18% di tutto l’export italiano verso gli Stati Uniti, con 13 miliardi e 715 milioni di euro, quasi il doppio del Veneto (11,23% con 7,2 miliardi di euro) e poco meno di tre volte il Piemonte (7,8% con 5,04 miliardi di euro). Il valore del commercio bilaterale tra Lombardia e Stati Uniti per il 2024 è stato di quasi 19 miliardi euro, con l’export che è stato più del doppio rispetto all’import pari a 5.25 miliardi di euro.
La classifica delle province
La prima provincia in termini di esportazioni verso gli USA è Milano, che da sola totalizza il 46,4% dell’export lombardo, con 6,3 miliardi di euro. Seguono Bergamo con il 13,8% (1,88 miliardi di euro) e Brescia con l’11,5% (1,57 miliardi) più staccata Monza con l’8,2% (1,11 miliardi).
Non c’è provincia che non importi una quota dei prodotti sul mercato americano dove a fare la parte del leone sono i macchinari e gli apparecchi, che da soli rappresentato un quinto dell’export (20,25% per un valore di 2,77 miliardi di euro) e il comparto tessile e abbigliamento (14,4% per un valore di 1,97 miliardi euro).
Al terzo posto i metalli di base e i prodotti in metallo (11,82% dell’export per un valore di 1,62 miliardi di euro), i prodotti chimici (9,72% e 1,33 miliardi di euro) e gli articoli farmaceutici (8,59% e 1,17 miliardi di euro).
I prodotti alimentari e le bevande, su tutti i vini della Valtellina e dell’Oltrepò Pavese. Incidono sull’export lombardo per l’8,65% pari un valore di 1,18 miliardi di euro. Con l’introduzione dei dazi molti dei prodotti “made in Lombardia” rischiano di costare troppo e uscire dal mercato, l’unica alternativa in mancanza di accordi tra gli Stati o l’Ue è di cercare di rinunciare a una parte degli utili o ridurre i costi di produzione, impresa non semplice in Italia dove il costo dell’energia limita la competitività delle imprese.
In un’economia sempre più interconnessa poi alla frenata sull’export diretto vanno aggiunti i contraccolpi su quello indiretto, ad esempio gli effetti sull’automotive tedesco legato a filo doppio con le imprese lombarde.