Milano, 3 aprile 2025 – “È caduta la speranza che i dazi annunciati a suo tempo dall'amministrazione Usa non diventassero realtà anche grazie ai tavoli di negoziazione che erano in corso. Le nuove tasse sui prodotti Ue ufficializzate ieri sera avranno pesantissime ricadute negative dal punto di vista economico per le nostre imprese e per le nostre filiere". Queste le parole dell'assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi, a Bruxelles, al Parlamento europeo, a margine di un intervento sul tema automotive nell'ambito del Comitato delle Regioni. "Ora - ha proseguito Guidesi - prima che la bilancia commerciale venga stravolta con pesanti conseguenze geopolitiche, auspico che i negoziati con gli Usa da parte della Commissione europea e del Governo italiano possano ripartire con maggiore concretezza, dopo un'immediata e doverosa risposta da parte europea. Sono convinto che le guerre commerciali non convengano a nessuno e sono convinto che solo un patto atlantico per un mercato atlantico regolato possano aiutare gli interessi sia europei sia statunitensi. Speriamo che la ragione prevalga”.
Spada (Assolombarda): introdurre dazi è un grave errore
“L’introduzione dei dazi sui prodotti europei è un grave errore che rischia di avere conseguenze pensanti sulla nostra economia" ha detto Alessandro Spada, presidente di Assolombarda. "Questo è tanto più vero - prosegue - per un territorio come quello lombardo che, con 163 miliardi di euro, fa il 26% dell’export italiano e per cui gli Usa sono il primo partner commerciale extra Ue. Siamo davanti ad un nuovo ordine che agirà su logiche diverse da quelle che hanno segnato il commercio mondiale da quando è stato fondato il Wto a Marrakech nel 1994. Ma, indipendentemente da tutto, i dazi fanno male anche all’America che con il resto del mondo è profondamente interconnessa lungo le catene globali del valore e tra aziende: davanti ad un’epoca di sovranismo politico il mondo resta globale nei commerci e nelle reti. Dobbiamo negoziare a livello europeo con gli Usa utilizzando tutti gli strumenti a nostra disposizione, per esempio sul versante dei servizi tech, dove come Europa siamo in disavanzo rispetto all’America. Allo stesso tempo la scelta degli Usa ci impone con massima urgenza di falciare le barriere interne che l'Ue si è autoinflitta per l’eccessiva regolamentazione, l’equivalente di un dazio del 45% che le imprese devono pagare”.

I dati di Coldiretti Lombardia
l dazi al 20 per cento su tutti i prodotti agroalimentari Made in Italy, costerà ai consumatori statunitensi un rincaro di oltre 230 milioni di euro solo per cibi e bevande lombarde, che sale a 1,6 miliardi se si considera l'intero export italiano dei prodotti della tavola. A fare una stima dopo l'annuncio del presidente americano Donald Trump sull’imposizione di tariffe aggiuntive su tutte le merci europee è stata Coldiretti Lombardia.
L’impatto sull’agroalimentare lombardo
Ma andiamo nel dettaglio. Per quanto concerne l'agroalimentare lombardo - spiega Coldiretti Lombardia su dati Istat - gli Stati Uniti rappresentano il primo partner extra Ue. Tra i prodotti più esportati ci sono le bevande, i prodotti lattiero-caseari, le carni lavorate e i prodotti a base di carne, i prodotti da forno, gli oli e i grassi vegetali e animali.
Danni alle imprese e rischio “italian fake”
Un calo nelle vendite - continua Coldiretti - creerà danni alle imprese italiane, oltre ad incrementare il fenomeno dell'italian sounding. L'aumento dei prezzi degli "originali" porterebbe i consumatori americani a indirizzarsi su altri beni più a buon mercato, a partire dai cosiddetti "italian fake". Basti pensare – dicono da Coldiretti Lombardia – che il 90 per cento dei formaggi di tipo italiano in Usa è in realtà prodotto in Wisconsin, California e New York.

Comincioli: ora soluzione diplomatica
Ma il problema riguarda un po' tutte le categorie, dall'olio d'oliva ai salumi fino a passata e sughi. A questo - afferma Coldiretti - va poi aggiunto il danno in termini di deprezzamento delle produzioni, da calcolare filiera per filiera, legato all'eccesso di offerta senza sbocchi in altri mercati. "Ora - commenta Gianfranco Comincioli, presidente di Coldiretti Lombardia - occorre lavorare a una soluzione diplomatica che venga portata avanti in sede europea".