ANDREA GIANNI
Economia

Uber Eats lascia l’Italia e licenzia: 40 impiegati restano a casa e centinaia di rider senza tutele

La piattaforma di delivery aveva aperto a Milano nel 2016 per poi espandersi in altre 60 città. Nel 2020 l’inchiesta per caporalato e sfruttamento

Un fattorino di Uber Eats al lavoro

Milano – Uber Eats ufficializza l'addio all'Italia, e i rider restano a piedi. La piattaforma del delivery statunitense ha aperto infatti una procedura di licenziamento collettivo per i dipendenti, una quarantina di persone, che lavorano soprattutto negli uffici milanesi.

"I fattorini, essendo formalmente in regime di collaborazione autonoma a ritenuta d'acconto o a partita Iva, restano sprovvisti di tutela dal licenziamento e da ogni copertura sociale", spiega il sindacato di base dei rider Deliverance Milano. La notizia della chiusura delle attività di consegna di cibo a domicilio è stata annunciata dalla stessa Uber Eats sul sito aziendale: "In questi anni, purtroppo, non siamo cresciuti in linea con le nostre aspettative per garantire un business sostenibile nel lungo periodo. Ecco perché oggi siamo tristi di annunciare che abbiamo preso la difficile decisione di interrompere le nostre operazioni di consegna di cibo in Italia tramite l'app".

Un ‘viaggio’ iniziato a Milano nel 2016, seguito da un'espansione in altre 60 città italiane. "Il nostro obiettivo principale è ora- prosegue Uber Eats - quello di fare il possibile per i nostri dipendenti, in conformità con le leggi vigenti, assicurando al contempo una transizione senza problemi per tutti i nostri ristoranti ed i corrieri che utilizzano la nostra piattaforma". Un segnale, per Deliverance Milano, di "saturazione" del mercato. "Alle multinazionali non basta comprimere al massimo il costo del lavoro scaricandolo sulle spalle dei lavoratori attraverso il cottimo - spiega il sindacato - per restare in piedi".

Un passo indietro della multinazionale, riconoscibile per i contenitori portavivande di colore verde, che arriva tra l'altro a pochi giorni dall'accordo fra i ministri del Lavoro dell'Unione Europea sulla "proposta relativa al miglioramento delle condizioni nel lavoro mediante piattaforme digitali", tappa importante nella lunga e faticosa battaglia per i diritti dei rider e di altri lavoratori delle piattaforme, stabilendo regole comuni.

Uber Eats è finita sotto la lente della Procura di Milano nel 2020, quando un'inchiesta del pm Paolo Storari per caporalato e sfruttamento dei rider ha portato la filiale italiana del colosso americano in amministrazione giudiziaria, poi revocata nel marzo 2021 dai giudici della Sezione misure di prevenzione dopo il riconoscimento del percorso "virtuoso" intrapreso dalla società.