IVAN ALBARELLI
Editoriale e Commento

L’aria della Traviata dopo un espresso amaro

Il talento del direttore d’orchestra brianzolo Michele Spotti ripulisce l’orgoglio macchiato da vecchi cliché

L'Italia è conosciuta all'estero, fra i tanti punti di forza che può vantare, anche per la tradizione musicale e il bel canto. Nel male e nel bene. Nel primo caso, la nostra fama e quella della nostra lingua, che fuori dai confini nazionali è molto apprezzata e considerata fra le più musicali al mondo, producono a volte contraccolpi trash come la canzone che l'Estonia porterà all'Eurovision, con i cliché più triti sull'Italia, mafia compresa, oltre a un minestrone di parole senza senso a metà fra italiano e spagnolo.

Per fortuna, allora, che c'è il brianzolo Michele Spotti a farci passare un po' la rabbia: ad appena 31 anni è stato chiamato a dirigere La Traviata di Verdi al Metropolitan di New York. Il giovane talento è già direttore d’orchestra dell'Opera di Marsiglia ed è prossimo al debutto alla Scala. Nell'intervista di Dario Crippa non dimentica però la sua Cesano Maderno e la Civica Accademia da dove la sua carriera è decollata. Una bella lezione di talento, umiltà nella giusta dose, passione e tenacia. Una boccata d'aria che ci voleva dopo un pessimo espresso macchiato bevuto nei peggiori bar di Tallinn.