Giovanni Marinaro è stato assolto dalle accuse di bancarotta fraudolenta e di aver distrutto i libri e le scritture contabili della Grisoni Company Srl, impresa immobiliare con sede in via Volta a Lecco, dichiarata fallita il 15 ottobre 2012 dal tribunale di Lecco. Marinaro è una vecchia conoscenza della giustizia: il suo nome è legato alle inchieste sulle infiltrazioni mafiose nel Lecchese e nel “processo Wall Street” è stato condannato a 4 anni di carcere in continuazione con una pena precedente per spaccio di droga.
Il processo di ieri era invece legato al fallimento della Grisony e la Procura di Lecco aveva chiesto il rinvio a giudizio per i quattro amministratori. Due – Calogero Lazzara con il patteggiamento a un anno e 4 mesi e Michele Missimi a due anni con rito abbreviato – avevano chiuso il conto con la giustizia in sede di udienza preliminare, mentre Giovanni Marinaro e Matteo Meoli avevano scelto il dibattimento per dimostrare la propria estraneità ai fatti. Secondo l’accusa, i due avrebbero distrutto i libri e le scritture contabili della Grisori Company Srl con sede in via Volta a Lecco al fine di evadere l’imposta sui redditi e sull’Iva. Il pm Andrea Figoni ha ricostruito i fatti, sostenendo che la distruzione di libri e scritture contabili era stata decisa per non pagare Irpef e Iva. Al termine della requisitoria ha chiesto la condanna a 4 anni per Giovanni Marinaro e a 3 anni per Matteo Meoli. Nell’arringa le avvocatesse Marilena e Ilaria Guglielmana – che assistono Giovanni Marinaro – hanno demolito le accuse e sostenuto che non ci sono prove e che "l’imputato è estraneo ai fatti".
Il presidente del collegio, il giudice Enrico Manzi, a latere Chiara Arrighi e Martina Beggio, al termine della camera di consiglio ha letto la sentenza con il “non luogo a procedere” per Giovanni Marinaro e la prescrizione del reato, tra l’altro derubricato da bancarotta fraudolenta a semplice, per Matteo Meoli.
Angelo Panzeri