
Giancarlo Maver mostra il fossile che verrà esposto al Centro visitatori di Prim’alpe
Lecco – Un grande cuore pietrificato vecchio di almeno 250 milioni di anni. È un fossile di Conchodon, la conchiglia di molluschi bivalve paleozoici, che è anche il simbolo della Riserva naturale del Sasso di Malascarpa, tra i Corni di Canzo ed il Monte Cornizzolo.

Scoperta del fossile
A trovare quel cuore dell’Era Pri
maria, quando quelle alture erano ancora fondali oceanici, è stato Gianmario Maver, appassionato di montagna e natura di 66 anni. Un rinvenimento casuale: “Ero in giro sul Cornizzolo a scattare alcune fotografie – racconta –. Mi trovavo una trentina di metri sotto un sentiero, ho spostato alcune rocce e ho trovato quella grossa pietra a forma di cuore. Non sapevo nemmeno di che si trattasse, ma mi ha incuriosito la forma e me la sono portata casa”.L'identificazione
È stata l’IA, l’intelligenza artificiale, a rivelargli che era appunto un fossile di Conchodon. La conferma successivamente è arrivata dal suo amico Sergio Poli, direttore della Riserva naturale del Sasso Malascarpa, di cui quel reperto a forma di cuore è il simbolo. Il Sasso di Malascarpa è infatti un po’ la terra dei Conchodon, resti di un trapassato remoto, quando la regione alpina era un oceano, prima che 150 milioni di anni fa, in seguito alla collisione tra le zolle europea e africana, si formassero le Alpi ed emergessero i sedimenti marini.
“È molto particolare e inizialmente pensavo di tenermela – spiega Gianmario Maver –. Poi però ho deciso che è meglio che rimanga a disposizione di tutti e che chiunque possa ammirarla e conoscerne la storia”.

Esposizione al Centro visitatori
Per questo la regalerà al suo amico Sergio Poli affinché la esponga al Centro visitatori di Prim’alpe della Riserva del Sasso di Malascarpa, che si trova a Canzo: “È il simbolo della Riserva, è giusto che la rappresenti”. Al Centro visitatori di Prim’alpe è già esposto un cuore di Conchodon, ma è molto più piccolo e anche molto meno scenografico del fossile scoperto per caso da Gianmario, che, senza volerlo, è divenuto una sorta di erede del grande geologo lecchese Antonio Stoppani.
Il contributo
Nella denominazione scientifica, il Conchodon si chiama infatti Conchodon infraliasicus Stoppani, perché il “papà” della moderna geologia e paleontologia, vissuto tra il 1824 e il 1891, è stato il primo a raccogliere, studiare e collezionare i fossili del mollusco preistorico e comprenderne l’importanza per indagare sulle origini del nostro pianeta e sull’evoluzione della vita.
“Certo, io non sono uno scienziato, anzi non sono nessuno e non voglio mica paragonarmi a lui – specifica Gianmario -. Però mi piace pensare in qualche modo di avere la stessa curiosità, la stessa passione e lo stesso attaccamento ai nostri territori che aveva lui”.