
Angelo Maggioni con il figlioletto Alessio
Viganò, 24 gennaio 2020 - Non vede più suo figlio Alessio (che a ottobre ha compiuto 7 anni) da sei mesi, da quando a metà luglio la sua ex moglie lo ha “rapito“ portandolo via con sé, con il pretesto di una vacanza di un paio di settimane nel suo paese d’origine, l’Algeria, senza però fare più ritorno. Il padre, Angelo Maggioni, 41 anni di Viganò, non sa nemmeno di preciso dove si trovi il suo bambino né con chi, nemmeno come stia, perché non ha praticamente più avuto modo neppure di parlargli al telefono. Per rintracciarlo e riportarlo a casa ieri si sono mobilitati anche gli investigatori dell’Interpol, che hanno diramato ai poliziotti di mezzo mondo, compresi quelli algerini, foto segnaletiche del piccolo e una “Yellow notice“, l’avviso di ricerca delle vittime di rapimenti, oltre che un mandato di cattura nei confronti della madre che risulta indagata per sequestro di minore.
Il bambino infatti, in seguito alla separazione dei genitori, è stato affidato ad entrambi, ma sotto la supervisione delle assistenti sociali di Viganò, dove frequentava la scuola elementare. Non è la prima volta che la mamma se lo porta via arbitrariamente. In passato papà Angelo ha dovuto lottare quattro anni per poter finalmente riabbracciare il suo Alessio. "Sono già passati sei mesi da quando me lo ha rubato di nuovo, spero di non dover soffrire altri quattro anni come l’altra volta o addirittura di più – confida preoccupato -. Mio figlio Alessio è un cittadino italiano, deve essere riportato in Italia, che è il suo Paese. Sua madre lo ha sottratto e lo sta trattenendo illegalmente all’estero, probabilmente in Algeria, sebbene manchino certezze perché purtroppo di lui non riesco a sapere praticamente nulla e sono molto preoccupato che non stia bene e non venga educato e assistito come dovrebbe".
Papà Angelo non vuole assolutamente arrendersi, chiede aiuto a chiunque può offrirglielo e si appella ai rappresentanti istituzionali di qualsiasi livello: "Comprendo quanto sia difficile e dolorosa la sua situazione – si legge in una lettera che ha ricevuto l’altro giorno, scritta da Stefania Tamoborini dell’Ufficio comunicazione del Pirellone per conto del governatore lombardo Attilio Fontana -. Confido si possa giungere a una soluzione attraverso gli strumenti e i rimedi che l’ordinamento giuridico prevede".