DANIELE DE SALVO
Cronaca

Legnone, un loop e poi ho perso l’aereo: lo schianto del jet raccontato dal pilota

Il caccia caduto sul Legnone, le prime parole di Giampaolo Goattin ai comandi accanto al collega morto

Giampaolo Goattin

Lecco. 19 marzo 2022 - «Siamo usciti da un looping ma non abbiamo ripreso quota e non siamo più riusciti a governare l’aereo. Ci siamo lanciati poco prima di schiantarci contro la montagna". Perché non siano riusciti a terminare la picchiata e "raddrizzare" il velivolo dopo il "giro della morte" non lo ha però saputo dire Giampaolo Goattin, il pilota collaudatore di 53 anni sopravvissuto all’incidente aereo sul Legnone. Lui e il collega Dave Hasley, il 49enne inglese che invece non ce l’ha fatta, avrebbero perso il controllo dell’apparecchio all’improvviso: se per una manovra errata che ne ha determinato lo stallo, cioè la perdita di portanza per continuare a restare in volo e governare l’apparecchio, oppure per un problema tecnico o magari per una collisione, spetta ai magistrati e soprattutto agli specialisti in ingegneria aeronautica stanno indagando sull’accaduto.

Dalle tracce radar sembra che l’M-346 da circa 24.800 piedi, cioè 7.500 metri sia sceso repentinamente sotto i 2mila, perdendo rapidamente velocità. Durante tutto il volo, cominciato poco dopo le 11.15 subito dopo il decollo dalla pista di Venegono nel Varesotto, e conclusosi drasticamente alle 10.35 e 20 secondi circa contro il versante nord della montagna più alta della provincia di Lecco, i piloti si sono sempre mantenuti sopra i 5mila metri di altezza tranne appunto che fino a pochi istanti prima del disastro. La velocità è invece variata diverse volte, dai 520 nodi pari a quasi mille chilometri orari, che sono poco meno della velocità massima per un M-346, a meno 300 km l’ora.

"Dopo l’eiezione d’emergenza ho scorto Dave a sinistra rispetto a me che scendeva seguendo la traiettoria dell’aero che precipitava, poi però l’ho perso di vista", ha raccontato il superstite. Era la prima volta che azionava l’espulsione rapida: nonostante l’addestramento è stata un’esperienza traumatica perché il suo fisico ha subito un’accelerazione improvvisa di diversi G in una frazione di secondo in grado di provocare gravi lesioni. Quando i tecnici del Soccorso alpino e dell’eliambulanza lo hanno raggiunto era però cosciente e perfettamente in grado di muoversi e seguire le indicazioni del soccorritori: è stato lui in autonomia ad agganciarsi al cavo del verricello con cui è stato issato sull’elisoccorso. Al suo collega Dave invece non è andata altrettanto bene: nonostante il paracadute si sia aperto e abbia funzionato non ha avuto abbastanza spazio per rallentare la caduta.