DANIELE DE SALVO
DANIELE DE SALVO
Cronaca

Sub morto dopo un’immersione nel lago di Como, malore fatale per Adriano Colombo al Moregallo

Mandello del Lario, sponda lecchese del Lario: due compagni di immersione costretti a riemergere rapidamente senza rispettare i tempi della decompressione. Un 64enne di Albiate (Monza), incosciente e rianimato dai soccorritori, morto dopo il trasporto in ospedale

Soccorsi in azione nelle acque del Lago di Como

Soccorsi in azione nelle acque del Lago di Como

Mandello del Lario (Lecco), 5 aprile 2025 – Dramma nelle acque del lago di Como: due sub sono stati costretti a una riemersione rapida e uno di loro è poi morto in ospedale, dove era arrivato in gravi condizioni. Si chiamava Adriano Colombo, 64 anni di Albiate, provincia di Monza Brianza. L’incidente si è verificato nel primo pomeriggio di oggi, sabato 5 aprile 2025, nelle acque del lago di Como al Moregallo, località di Mandello del Lario, sula sponda lecchese del lago.

Immersioni fatali al Moregallo
I vigili del fuoco a riva durante un precedente soccorso nella zona del Moregallo

L’incidente

I due sommozzatori, di 63 anni l'uno, 64 l'altro, si trovavano in profondità al Moregallo appunto, una sorta di Mecca per i subacquei perché il fondale sprofonda rapidamente e perché costellato di rottami di auto da vedere. Uno dei due però ha accusato un problema: hanno ‘pallonato’ entrambi, cioè hanno dovuto compiere una manovra di riemersione rapida, senza rispettare le tappe di decompressione.

I soccorsi e la corsa in ospedale

Sono stati soccorsi entrambi dai vigili del fuoco del comando provinciale di Lecco e dai sanitari di Areu con i volontari del Soccorso bellanese e dei Volontari del soccorso si Calolziocorte. In posto pure i soccorritori dell'eliambulanza di Como. Le condizioni di Adriano Colombo erano subito parse estremamente critiche: era incosciente, è stato rianimato e trasferito d'urgenza in ospedale a Lecco dove, purtroppo, è morto poche ore dopo. Con ogni probabilità sarà disposta l’autopsia per stabilire le cause del decesso.

I precedenti

Il Moregallo è sicuramente un punto tanto affascinante quanto critico per le immersioni. Lo scorso anno, a marzo, in quello specchio d’acqua, si sono verificate due tragedie nell’arco di una settimana. Fabio Mancini, ingegnere di 62 anni di Cusago, era un sommozzatore esperto, pluribrevettato, meticoloso nel controllare e ricontrollare l’attrezzatura, che conosceva bene quella zona perché lì aveva affettato decine di immersioni. Si stava immergendo alle Macchine, il cimitero sommerso di rottami, ma a decine di metri di profondità si è sentito male e ha dovuto anch’egli pallonare. Quando è tornato a galla in superficie era già privo di sensi: i compagni lo hanno trascinato a riva e hanno allertato i soccorritori. I sanitari di Areu con i volontari della Croce rossa di Valmadrera lo hanno rianimato a lungo, poi lo hanno trasferito d’urgenza in ambulanza ospedale all’Alessandro Manzoni di Lecco, dove però è morto poco dopo il suo ricovero.

Pochi giorni prima la stessa sorte era toccata a Elvira Mangini, 65enne veterinaria milanese, deceduta per il medesimo motivo, dopo essersi immersa in quei fondali.  

Sempre, al Moregallo, a gennaio 2023 era morto Claudio Muratori, sub di 58 anni di Cambiago, a novembre 2022 Marco Bordoni di Cinisello morì il giorno del suo 54esimo compleanno e solo qualche settimana prima la tragedia del 41enne di Tavernerio Fabio Livio. In un anno e mezzo sono quindi morti cinque sommozzatori in un fazzoletto di lago di poche migliaia di metri quadrati.

La zona a rischio

Per i sub esperti è solo questione di statistica, per tanti altri però i numeri dicono altro, perché al di sotto dei 40 metri non esiste brevetto ed è come la fascia della morte dell’Everest. Per questo alcuni sub propongono di installare a riva dei cartelli di pericolo e che ricordino le norme da rispettare.