
L'ospedale Cantù di Abbiategrasso (StudioSally)
Legnano (Milano), 22 aprile 2015 - Anni di sofferenze, di spese e, soprattutto, di dolore. Fisico e psicologico. Un intervento chirurgico andato male ha visto un iter giudiziario travagliato, per certi versi non ancora concluso, e ha stabilito che la responsabilità non era da imputare al medico, bensì all’ospedale. Oggi Ignazia Napoli ha 88 anni ed è completamente cieca da un occhio. Quando tutto ebbe era il 2007. Era una donna attivissima e ci vedeva benissimo. «Ci siamo rivolti privatamente ad un medico – spiega la figlia Elvira Giustolisi che vive con la madre a Corbetta – perché mia mamma accusava disturbi agli occhi. Al termine della visita il medico ci ha spiegato che la mamma era affetta da cataratta ad entrambi gli occhi». Comincia così la trafila per l’intervento chirurgico che si sarebbe dovuto eseguire presso l’ospedale Cantù di Abbiategrasso. Data dell’intervento che venne stabilita il 21 febbraio del 2008. «Quel giorno mia madre era agitatissima – ricorda la figlia – l’infermiera le provò la pressione ed era molto alta, contrariamente a quelli che erano i suoi valori abituali. Non le venne dato alcun sedativo, poiché non era stato prescritto». Il dramma comincia quando la paziente viene riportata nella sua camera. Ai familiari viene spiegato che non è stato possibile operarla per mancanza di collaborazione. «L’abbiamo vista sofferente – continua la figlia – con l’occhio bendato che lacrimava sangue. Mia mamma senza apparecchi acustici non ci sente e non ho mai capito a cosa si riferissero parlando di mancanza di collaborazione». Tornati a casa il peggioramento della donna diventa irreversibile. «Quando, finalmente, riusciamo a rintracciare il medico la diagnosi è di glaucoma – afferma Giustolisi – dovuto, probabilmente, alla pressione sanguigna elevata». Nonostante le rassicurazioni che qualcosa per rimediare si sarebbe potuto fare, ad oggi, Ignazia Napoli è cieca dall’occhio sinistro. «Siamo arrivati alla fine di un iter tormentato. Prima dell’udienza vengo contattata dai legali che mi chiedono se siamo disponibili a patteggiare e chiudere la questione. Il giudice, ad oggi, deve ancora pronunciarsi sull’entità del risarcimento. Quantificato da noi in 70mila euro».
di Graziano Masperi