
Il dottor Carmine Votta vicino allo strumento utilizzato in Terapia intensiva
Lodi – L’intelligenza artificiale sbarca nella Terapia intensiva dell’ospedale Maggiore di Lodi. Nella gestione dell’insufficienza renale di pazienti critici viene infatti utilizzato un esclusivo strumento frutto del lavoro di una startup incubata all’interno del Politecnico di Torino. L’apparecchiatura supporta in particolare il lavoro del dottor Carmine Votta, 42 anni, il quale dopo essersi specializzato all’ospedale San Raffaele di Milano ed avere lavorato in quel presidio per qualche mese è poi approdato a Lodi, inserito nella struttura di Anestesia e Rianimazione diretta dal dottor Gianluca Russo. Il suo lavoro si svolge, prevalentemente, in Terapia intensiva.
“L’insufficienza renale acuta – spiega Votta – è una delle complicanze più gravi nei pazienti ricoverati in Terapia intensiva, con una incidenza che può superare il 40%. Questa condizione non solo aumenta significativamente il rischio di mortalità, ma comporta anche costi sanitari elevati”. A volte, in casi di estrema gravità, è necessario un trattamento di dialisi del paziente per stabilizzarne il quadro clinico e recuperarne la funzione renale. Altre volte il danno è irrecuperabile, con l’organo seriamente compromesso. Di qui l’idea di sviluppare una piattaforma basata sull’intelligenza artificiale per la predizione e il trattamento precoce dell’insufficienza renale acuta che rafforza e aiuta l’attività clinica dell’intensivista. “Grazie alla nuova tecnologia – continua lo specialista dell’ospedale di Lodi – si riesce a valutare una serie di parametri, elaborare i valori nel loro insieme, accertandone l‘eventuale alterazione, predire il peggioramento della situazione e anticipare le linee del trattamento e della gestione terapeutica del paziente”.
La piattaforma sfrutta algoritmi avanzati di machine learning per analizzare in tempo reale valori quali, ad esempio, la quantità di urina prodotta, la creatinina, la pressione sanguigna, la glicemia, la funzione cardiaca e lanciare alert precoci ai medici. “Il sistema cioè – sottolinea Votta – è in grado di riconoscere pattern predittivi di insufficienza renale prima che i sintomi si manifestino in modo conclamato. E questa capacità di previsione consente a noi clinici di adottare strategie terapeutiche mirate e tempestive con l’obiettivo di ridurre la progressione della malattia, migliorare la prognosi del paziente e abbattere i costi sanitari legati a trattamenti più invasivi come la dialisi”. La Terapia Intensiva di Lodi ha cominciato ad “addestrare” il software di intelligenza artificiale un paio di anni fa. Poi, dopo una prima fase di sperimentazione se ne è accertata la piena attendibilità. Oggi lo si utilizza puntualmente.