MARIA GRAZIA LEPORATI
Cronaca

La forza di un incontro, da apprendista a giornalista

Un viaggio attraverso le parole di Roberto Beccaria, che ci invita a coltivare i nostri sogni con impegno e determinazione

L’intervista al giornalista Roberto Beccaria, tornato per l’occasione tra i banchi di scuola

L’intervista al giornalista Roberto Beccaria, tornato per l’occasione tra i banchi di scuola

Lo scorso 18 dicembre, i redattori di Canossa news hanno avuto l’onore di intervistare Roberto Beccaria, milanese, sposato con 4 figli e viceredattore del settimanale Oggi. Un viaggio appassionante tra ricordi, esperienze di vita e consigli preziosi.

Cosa faceva come vicedirettore del settimanale Oggi?

"il vicedirettore non è uno solo, spiega Beccaria, ciascuno ha deleghe specifiche: scegliere gli argomenti, decidere le interviste, sintetizzare i contenuti, correggere i testi e, non meno importante, dare un titolo efficace agli articoli; io in particolare mi occupavo del settore digitale"

Come è stata la sua avventura come professore delle medie?

"Facevo l’insegnante più di trent’anni fa. All’epoca ero fidanzato e volevo mettere da parte un po’ di soldi per sposarmi, così ho iniziato a insegnare italiano, storia e geografia in una scuola media. È stata un’esperienza impagabile: i ragazzi, con la loro imprevedibilità, rendono ogni giorno una scoperta"

Ci può raccontare un caso particolare nella sua carriera da giornalista?

"Un caso che mi è rimasto nel cuore è stato un servizio fotografico con Gennaro Gattuso in Calabria. Era appena nata la sua prima figlia e, il giorno delle foto, dopo una lunga trasferta che mi ha portato in Calabria, la moglie non voleva partecipare a causa di un’improvvisa acne. Alla fine, fu convinta da Gattuso, e tutto si concluse per il meglio. Gattuso mi regalò persino una maglia autografata".

Come mai ha deciso di diventare giornalista?

"Fin da giovane, sognavo di diventare giornalista. Durante le scuole superiori e l’università frequentavo i consigli comunali a Milano, intervistavo le persone e scrivevo brevi notizie che consegnavo ai giornali. L’indomani correvo in edicola per vedere se erano stati pubblicati"

Lei è mai stato spettatore di un caso di cronaca nera?

"Come spettatore diretto no, ma ho seguito molti casi di cronaca nera, come la strage di Erba. Tuttavia, il ricordo più vivo è legato all’11 settembre 2001, quando crollarono le Torri Gemelle. Ero appena stato assunto come praticante giornalista. Appresa la notizia, tutti in redazione ci siamo attivati per creare uno speciale di otto pagine. Nonostante il giornale fosse già in stampa, siamo riusciti a sostituire le copie con una nuova versione interamente dedicata a quell’immane tragedia".

Che messaggio si sente di lasciare ai giovani?

"Coltivate una passione. Se avete una, andateci a fondo, approfonditela, datele ossigeno, fatela crescere. È ciò che dà senso vero alla vita. Fare un lavoro che appassiona,lo rende più leggero, anche le difficoltà non appaiono insormontabili".