BARBARA CALDEROLA
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Trezzo, la maestra buona e il suo alunno premiati a Roma

Così la scuola supera l'handicap

La maestra Paola e Diego

Trezzo Sull'Adda (Milano) - Diego e Paola. L’alunno e la maestra che si sono presi per mano abbattendo tutte le barriere. Non è una favola, ma una bella realtà. Protagonista, l’elementare di Trezzo. Ad aiutarli, insegnanti, famiglie, compagni e il Comune che sostiene il loro progetto. Diego è un bambino speciale, Paola Daniele una maestra speciale. Da quando l’ha incontrato, lei, si è impegnata al massimo per aiutare lui e tutti a capire. Ce l’ha fatta.

Il suo lavoro, tassello di pregio di «Sì», il programma d’inclusione scolastica finanziato dalla giunta, è diventato la sua tesi di laurea e ha ottenuto un importante riconoscimento: è appena stata premiata al Bambin Gesù di Roma. Le famiglie che combattono la malattia del giovanissimo studente – la sindrome di Pitt-Hopkins – hanno voluto esprimere gratitudine per la sua sensibilità e i risultati raggiunti.

«Ha fatto chiarezza, spiegando bene in cosa consiste la malattia e come va affrontata perché non si trasformi in un ostacolo insormontabile». Il ritardo mentale associato a un’alterazione morfologica del viso, non un semplice problema estetico, ma il segnale di una difficoltà grave che ha ripercussioni sulla salute e sul futuro: questa la sentenza del destino per il piccolo e per altri ragazzini come lui.

«Il pregio del lavoro di Paola sta nell’aver aperto un canale di comunicazione fra Diego e il resto del mondo, nel suo caso, i compagni, ad esempio». Maestra di sostegno e allievo si abbracciano, si coccolano, si capiscono e insieme a tutti hanno costruito un mondo fatto di tanti piccoli gesti che hanno aiutato il bimbo a partecipare sul serio alla vita di classe. «Un esempio», sussurrano gli amministratori, fieri di quest’esperienza. A scuola, hanno capito che con Diego «non si potevano ripetere i soliti riti pedissequamente, ma che andavano aggiustati sulle sue esigenze. Prima di tutto affettive». Sono nati così il saluto dell’arrivo e quello di commiato, gli esperimenti d’arte: punti fermi che il ragazzo ha usato per costruirsi una propria, indispensabile, quotidianità. «Piccoli passi che hanno migliorato giorno dopo giorno la qualità del suo tempo», sottolinea la maestra. I progressi sono stati sorprendenti e non solo per lui.

A riprova che tendere una mano a chi è in difficoltà, fa bene a chi lo fa, prima che a chi lo riceve. «Un dovere da parte nostra», dice convinto il sindaco Danilo Villa. Commosso, lui che è nonno, fino alle lacrime davanti a questo successo. Fiero di aver contribuito a realizzarlo. Diego è il primo bambino inserito nel progetto Sì, «l’abbiamo chiamato così per contrastare i tanti no che la società dice, purtroppo, sempre più spesso a chi ha problemi, - spiega il borgomastro – viviamo in un mondo con scuole che chiudono la porta in faccia a ragazzi che vivono certe avversità».

«Fare rete» intorno alla disabilità significa creare un ambiente con tanti attori, che si muovono con un unico obiettivo: il benessere del protagonista – spiega Paola -. Così abbiamo stabilito delle alleanze che puntano su quel che Diego riuscirà a fare e non su quello in cui non potrà mai cimentarsi». Un piccolo grande miracolo sul fiume, che scalda il cuore.