ENRICO CAMANZI
Cronaca

1312 (o ACAB): i graffiti, i 4 Skins, l’ostilità per le divise. Da dove arriva lo slogan scelto per le felpe del Carducci

Storia di un acronimo nato negli anni ‘50 e diffusosi a livello globale fra le sottoculture del dissenso: le radici, il ruolo di una canzone scritta da una band skinhead inglese e l’adozione come slogan nelle rivolte del nuovo secolo

Un graffito ACAB tracciato sui muri a Milano; a destra, una formazione dei 4 Skins, la band inglese che registrò il brano "ACAB"

Un graffito ACAB tracciato sui muri a Milano; a destra, una formazione dei 4 Skins, la band inglese che registrò il brano "ACAB"

Milano, 28 febbraio 2025 – Quattro numeri, innocui se presi singolarmente. Uniti in combinazione, però, hanno assunto un significato ben preciso, dietro il quale si “nasconde” un insulto ai poliziotti e, più in generale, alle forze dell’ordine. La sigla numerica 1312 è al centro di una polemica che riguarda il liceo classico Carducci, glorioso istituto superiore milanese che, negli ultimi tempi, si è distinto per un attivismo piuttosto “frizzantino” – eufemismo – da parte dei suoi allievi, fra goliardia e attacchi politici estremi.

Il “poker della discordia” è comparso in calce al disegno risultato vincitore nel referendum fra gli allievi, chiamati a votare sul progetto di grafica per la tradizionale felpa autoprodotta dagli allievi dell’istituto.

Il problema – l’abbiamo detto – è che 1312 è il corrispondente numerico, basato sulla posizione nell’alfabeto, di ACAB, acronimo che ha dato il nome anche a un libro, a un film e a una serie tv. Il significato? In inglese, “All cops are bastards”, facilmente traducibile come “Tutti i poliziotti sono bastardi”. Apriti cielo. 

Marco Giallini in una scena della fiction ACAB
Marco Giallini in una scena della fiction ACAB

La sigla

Sottovalutazione – a tutti i livelli – dell’impatto negativo che una pubblicità legata alla scelta di una grafica simile avrebbe potuto avere, visto che il consiglio d’istituto ha dato il suo via libera a questa e ad altre bozze? Oppure inconsapevolezza, da parte di chi ha votato in entrambi i passaggi, del reale significato di quelle quattro cifre, per altro di dimensioni piuttosto ridotte rispetto al resto del disegno? Si vedrà. 

Ma com’è finita la scritta 1312 sul progetto per la felpa di un liceo che ha formato parecchi elementi della classe dirigente milanese? E da dove viene questa sigla? 

Il disegno vincitore del referendum fra gli allievi del Carducci, in basso a destra, la sigla 1312
Il disegno vincitore del referendum fra gli allievi del Carducci, in basso a destra, la scritta ACAB

Se Cops (o Coppers), come termine gergale per indicare i poliziotti, si è diffuso negli Stati Uniti a partire dal diciannovesimo secolo, per la comparsa della sigla ACAB bisogna attendere il secolo successivo. Le prime segnalazioni, infatti, risalgono agli anni ‘50, periodo in cui, nei paesi anglosassoni, le sottoculture giovanili fanno il loro debutto sulle scene sociali e culturali. È il momento della rivoluzione del rock’n’roll negli Usa e degli scontri fra teds e mods nel Regno Unito, ma anche di una crescita della conflittualità fra giovani e ordine precostituito, rappresentato nelle strade dalle forze dell’ordine. 

ACAB e il corrispondente 1312 – ideato quando ACAB è ormai riconoscibile – diventano un modo per insultare i poliziotti senza manifestarlo esplicitamente, comparendo sui muri in veste di graffiti e scritte spray.

Negli anni, da grido di battaglia delle gang giovanili, l’utilizzo di ACAB si diffonderà a tutte le fasce di dissenso, a partire da quello politico, venendo adottato da gruppi anarchici ma anche da fazioni opposte – estrema destra ed estrema sinistra – che nell’odio condiviso per le divise trovarono un punto di contatto. Non solo scritte sui muri. ACAB, infatti, negli anni ‘70 diventa anche popolare come tatuaggio, in particolare nel circuito delle carceri.  

La canzone

Da graffiti e tattoo al definitivo ingresso negli ambienti delle sottoculture (che, nel Regno Unito, sono considerate parte integrante della cultura popolare del Paese). Il merito è di una canzone. Si intitola proprio ACAB, infatti, uno dei brani più noti firmati dai 4 Skins, band di culto nel circuito OI! inglese (uno stile di punk rock ruvido e sguaiato, con testi espliciti e legati all’immaginario della working class, adottato dagli skinhead fra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli ‘80).

La copertina di The good, the bad and the 4 Skins, primo album della band londinese: ACAB appare nella facciata live
La copertina di The good, the bad and the 4 Skins, primo album della band londinese: ACAB appare nella facciata live

ACAB compare nel lato “live” del loro album del 1982 “The good, the bad and the 4 Skins”, fra gli lp che hanno scritto la storia del genere. I 4 Skins avranno una vicenda tormentata, fra cambi di formazione ed episodi di violenza accaduti durante i loro concerti, come la cosiddetta Southall Skinhead Riot, maxi-rissa fra fan del gruppo e giovani asiatici, scoppiata durante un live tenutosi all’interno di un pub nel sobborgo londinese. La loro ACAB, invece, reggerà l’urto del tempo, trasformandosi in un inno per gli skinhead e i fans dell’OI!, venendo eseguita ancora oggi da numerose band in tutto il mondo.

L’eredità

L’utilizzo di ACAB (e di 1312), da allora, ha attraversato la Manica, comparendo in contesti del tutto differenti. Bandiere con gli slogan ACAB o con 1312 sono state avvistate, all’inizio dello scorso decennio, nelle piazze affollate di giovani della cosiddetta Primavera araba. Nel 2020 scene simili si osservarono negli Stati Uniti, all’epoca delle rivolte successive alla morte di George Floyd, buttafuori afroamericano ucciso da un poliziotto bianco. 

Ma anche i gruppi ultras di tutta Europa hanno fatto di ACAB e di 1312 loro parole d’ordine prediletta, a sottolineare quella che per i tifosi più caldi sarebbe un’attività di repressione nei loro confronti da parte delle forze dell’ordine e, più in generale, da parte dello Stato. In rete, infine, ACAB è diventato un hashtag, impiegato per commentare sui social network episodi legati a presunti comportamenti scorretti da parte di poliziotti e altre divise. 

L’apparizione – piuttosto estemporanea – sui disegni per le felpe del Carducci, quindi, è solo l’ultimo (e minimo) rivolo di una presenza radicata nei tempi, rappresentazione concreta di una conflittualità fra gruppi di dissenso, più o meno violento e legittimo, e ordine precostituito.