ANDREA GIANNI
Cronaca

A 19 anni abbraccia la Jihad e vuole partire per il Medio Oriente: “Pronta al sacrificio come la sposa di Maometto”

Bloccata dalla Digos all’aeroporto di Orio al Serio dopo un tentativo fallito d’imbarcarsi a Malpensa per la Turchia. Nata in Kenya, residente a Carugate alla madre aveva detto: “Non interessarti alla mia vita”

La ragazza ha tentato di partire per la Turchia dall'aeroporto di Orio al Serio, dov'è stata fermata dalla polizia (immagine di repertorio)

La ragazza ha tentato di partire per la Turchia dall'aeroporto di Orio al Serio, dov'è stata fermata dalla polizia (immagine di repertorio)

Milano, 5 dicembre 2024 – Quando la madre l’ha chiamata, preoccupata perché non l’aveva vista rincasare, la ragazza reduce da un primo tentativo fallito di raggiungere la Turchia, lo scorso 28 novembre, ha risposto risentita, invitandola a non interessarsi della sua vita: “Mi dicevi che non sono tua figlia perché metto il velo?”. Hafsa Bakari Mohamed aveva scelto di vestirsi con guanti e niqab, lasciando scoperti solo gli occhi. Sui social pubblicava la “iconica bandiera nera”, faceva riferimento al “sacrificio per la causa islamista” e si dichiarava “supporter dell’Isis”, foto con una pistola che poi si è rivelata un’arma giocattolo. Non solo proclami, ma contatti reali con persone in Medio Oriente che a un certo punto l’hanno spinta a comprare un biglietto di sola andata per la Turchia con l’obiettivo, secondo le accuse, “di partire per i territori di guerra per partecipare alla jihad islamica” in un’area del mondo che, dopo il riacutizzarsi del conflitto in Siria, torna ad attrarre foreign fighter. Un tentativo bloccato dagli agenti della Digos, che lo scorso 30 novembre l’hanno fermata all’aeroporto di Orio al Serio con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale, mentre stava per imbarcarsi con destinazione finale Ankara.

Maria Giulia Sergio di Inzago, poi diventata Fatima Az Zahra: un caso del tutto simile a quello della 19enne di Carugate
Maria Giulia Sergio di Inzago, poi diventata Fatima Az Zahra: un caso del tutto simile a quello della 19enne di Carugate

Dal Kenya a Carugate

La 19enne, nata in Kenya, abitava a Carugate con la madre, che avrebbe cercato di contrastare il rapido percorso di radicalizzazione della figlia, iniziato nel maggio scorso. Un percorso simile a quello di altre donne attirate dalle sirene della jihad, come Maria Giulia “Fatima“ Sergio, partita da Inzago per raggiungere la Siria, la lecchese Alice Brignoli o la “leonessa dei Balcani“ Bleona Tafallari che fu arrestata nel 2021 a Milano. Hafsa Bakari Mohamed, interrogata dal gip Luca Milani, che ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere accogliendo la richiesta della pm Francesca Crupi, ha ammesso il "desiderio di fuggire dall’Italia”, Paese in cui a suo parere “non le sarebbe possibile lavorare indossando il niqab”. Ha spiegato, sintetizza il giudice nel provvedimento, di “condividere l’idea di una reazione armata volta ad opporsi alle aggressioni violente perpetrate da coloro che intendono reprimere la fede musulmana”, ma ha negato di voler combattere. La sua intenzione era quella di sposare in Turchia un giovane di 23 anni conosciuto sui social, che condivideva le sue idee. E ha detto di essersi confidata solo con suo padre, che vive in Kenya.

Il tentativo fallito

Gli investigatori dell’Antiterrorismo della Digos, guidati dal dirigente Antonio Marotta e dal funzionario Beniamino Manganaro, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Eugenio Fusco e dalla pm Crupi monitoravano da settimane i movimenti della giovane donna, che in passato era stata ospite in una comunità milanese e di recente aveva tentato più volte di contattare le rappresentanze diplomatiche turche in Italia. Lo scorso 28 novembre Hafsa è andata a Malpensa da sola, e ai banchi del check-in ha chiesto informazioni sui voli in partenza per la Turchia. Un primo tentativo fallito, visto che 40 minuti dopo la mezzanotte è rientrata nell’abitazione di Carugate. Il giorno successivo, alle 11.45, è uscita di casa con un trolley, è tornata a Malpensa con i mezzi pubblici e ha comprato nello scalo un biglietto solo andata per un volo in partenza il 30 novembre da Orio al Serio. Scalo dove infine è stata bloccata, dopo che aveva già superato le procedure di imbarco. 

"Come la sposa di Maometto”

Nella casa, oltre alla pistola giocattolo, sono stati sequestrati documenti in arabo e due smartphone, che verranno analizzati per ricostruire la rete di contatti. L’attività di proselitismo si concentrava in particolare sui social, Tik Tok e Instagram. Ribattendo a un utente che riteneva “la jihad solo per gli uomini”, la 19enne citava l’esempio di Aisha,”seconda sposa di Maometto”, nella tradizione islamica “figura di donna combattente” a cui lei si ispirava. “Jihad ha molti significati, ad esempio la lotta”, affermava nelle chat. L’atteggiamento dell’indagata, evidenzia il gip nell’ordinanza, “risulta assolutamente aderente alla causa della lotta armata” e i contatti in Medio Oriente dimostrano che “la scelta di partire per i teatri di guerra non sia stata casuale e sconsiderata, ma frutto di accordi con referenti dello Stato islamico o altre associazioni terroristiche”. E le sue azioni sono una “nitida manifestazione di totale disponibilità”.