MARIANNA VAZZANA
Cronaca

Orgoglio e nostalgia, cento anni a Milano: "Ma da più di mille noi siamo afforesi"

Nel 1923 l’annessione dell’ex Comune di Affori alla metropoli in espansione. Lo storico Luigi Ripamonti, nato nel quartiere: "Mantenuta l’anima da paese"

Orgoglio e nostalgia, cento anni a Milano: "Ma da più di mille noi siamo afforesi"

Siamo milanesi da cento anni e afforesi da oltre mille

Una frase che unisce il senso di appartenenza alla città e il cuore di paese che si sente sempre battere passeggiando tra i piccoli negozi e ammirando le testimonianze del passato come la torre medievale o il platano di via Astesani che ha messo radici 250 anni fa. A pronunciarla è Luigi Ripamonti, di 92 anni, “memoria storica“ di Affori, da sempre il suo quartiere ("la casa della mia infanzia fu bombardata nel 1944"), curatore di diversi progetti che ne svelano le ricchezze. Nel 1923 Affori, nello spicchio a nord della città, che fino ad allora era comune autonomo, diventava parte di Milano insieme ad altri dieci ex paesi. Va da sé che questo sia un anno speciale perché si celebra il centenario della “Grande Milano“. Ma la storia scritta di Affori inizia nel 915 con queste parole: “Signum manus Ambrosii de loco Affoni“, riportate nel Codice diplomatico longobardo, colonna 796/d. Lo ricorda lo stesso Ripamonti.

Che cosa vuol dire essere afforese?

"L’afforesità non si cancella. Pur essendo dentro Milano abbiamo mantenuto le dinamiche da paese, quel senso di unione, l’amore per le piccole cose che deriva dalla cultura contadina. Fino a pochi decenni fa c’erano i vecchi cortili delle case di ringhiera aperti a tutti, e ancora adesso passeggiando si riscopre sempre qualcosa che “sa di antico“".

L’arrivo della metropolitana (a marzo del 2011, con due stazioni della linea gialla ad Affori), le nuove famiglie e le trasformazioni urbanistiche hanno cambiato il quartiere?

"Indubbiamente c’è stato un cambiamento, però alla base resta sempre quella “vita da paese“ anche ora che Affori è un quartiere multietnico. In molte famiglie si parla ancora dialetto, si mantiene viva la memoria e si tramanda anche grazie alle numerose associazioni attive sul territorio, molte delle quali storiche. Cito solo la “Banda d’Affori“ che suona da 170 anni e che ha ricevuto l’Ambrogino d’oro nel 2003".

Un consiglio sui luoghi da scoprire?

"Ce ne sono molti. Il primo è Villa Litta Modignani, costruita alla fine del Seicento, oggi di proprietà comunale, che in passato era un salotto di intellettuali come Alessandro Manzoni e Francesco Hayez; oggi sede di vari servizi tra cui la biblioteca, circondata da un magnifico polmone verde. Manzoni frequentava anche “L’Osteria Nuova“, in realtà vecchia di almeno 500 anni, tra via Astesani e via Rocca d’Anfo. A gestirla era il padre del pittore Giuseppe Molteni. Da vedere anche la torre medievale “di guardia“ in via Osculati. Poi abbiamo “le madonnine“ di via Cialdini e di via Taccioli. E, a Santa Giustina, lo splendido dipinto della Vergine delle rocce lasciato in eredità da Luigi Taccioli alla parrocchia, inizialmente attribuito a Leonardo Da Vinci. Oggi si ritiene essere opera di Bernardino Luini ma certi particolari come lo sfondo e i volti sarebbero di un pittore misterioso".