FEDERICA ZANIBONI
Cronaca

I segreti nei sotterranei del Tribunale di Milano: un tesoro in gioielli, quadri, armi e volantini delle Br

Viaggio nell’archivio del Palazzo di Giustizia. Tra i corpi di reato spunta un Deschamps “dimenticato“ tra le oltre 5mila opere: fu sequestrato per oltraggio al pudore

L'archivio del Tibunale di Milano

Milano, 24 ottobre 2023 –  Sotto alle aule di tribunale, agli uffici della Procura e ai corridoi su cui ogni giorno passeggiano giudici, imputati e avvocati, si nasconde un piccolo tesoro che racconta la storia dei delitti di Milano. Coltelli, fucili, gioielli, opere d’arte, documenti, intercettazioni e proiettili. Ma anche oggetti comuni come cellulari, deodoranti, valigie, anfore e servizi da tavola. Circa 100mila reperti sono custoditi nei sotterranei del Palazzo di Giustizia, dove enormi mazzi di chiavi spalancano le porte a una sorta di oscuro museo che imprigiona nel tempo omicidi, rapine e persino reati non più esistenti in Italia. Già, perché l’archivio milanese dei corpi di reato conserva materiale dagli ‘50 ad oggi.

Decine di migliaia di pacchi

I pacchi ordinati  sugli scalfali
I pacchi ordinati sugli scalfali

Tutto ciò che viene sequestrato dall’autorità giudiziaria arriva qui, sugli scaffali del grande scantinato immerso nella polvere e nell’umidità. Decine di migliaia di pacchi chiusi con lo spago e sigillati con ceralacca. Per ogni pacchetto, un codice. Per ogni codice, un nome e un processo. All’archivio si arriva da una piccola scala che scende da quello che sembra un normalissimo ufficio. A pochi passi dalle scrivanie degli otto funzionari che vi lavorano, è impossibile non notare un ripiano coperto di armi: pistole, coltelli, pugnali, perfino due spade. Alcuni sono imballati nelle scatole di cartone, altri non ancora. I pacchi più lunghi si riconoscono subito: sono fucili. E ce n’è pure uno da cecchino.

Le armi

Come svelano gli impiegati, "queste armi sono da avviare alla distruzione e da inviare all’esercito. Dopo i controlli, vengono conferite al Cerimant che si occupa di demolirle". Non tutte, però. Quelle utilizzate per i reati di terrorismo, per gli omicidi e i suicidi sono destinate a rimanere tra queste mura per sempre: "L’indagine potrebbe essere riaperta in qualsiasi momento". Ma di armi recenti, qui non vi è traccia. "Dalla sparatoria del 2015, in cui tre persone furono uccise nel Palazzo di Giustizia, non vengono più accettate per questioni di sicurezza".

I gioiell e i quadri

La collezione di quadri
La collezione di quadri

In compenso, è in bella vista un fucile sequestrato nel ’96. Numerosissimi i gioielli, l’oro e gli orologi di lusso, che saranno venduti all’asta pubblica in seguito a una perizia di stima.

L’ultima volta , dopo un anno e mezzo di lavoro, sono stati ricavati circa 2,3 milioni di euro poi versati al Fondo unico di Giustizia. Ma oltre agli armadi pieni di armi, è impressionante la quantità di quadri, tra autentici e falsi, che impreziosiscono e danno colore ai corridoi dei sotterranei: pezzi del milanese Mario Sironi, del pittore Felice Casorati e del genio Gérard Deschamps. Di quest’ultimo è conservata un’opera realizzata con indumenti intimi femminili: era stata sequestrata quando esisteva ancora il reato di oltraggio al pudore, poi depenalizzato. Nessuno, evidentemente, è più venuto a reclamarla e in futuro potrebbe essere destinata all’asta. Tra gli oltre 5mila quadri presenti nei sotterranei, acquisiti di solito dopo furti, ricettazione o reati tributari, sono moltissimi quelli falsi. Ma anche a questi verrà data nuova vita, grazie a un laboratorio dell’Università di Roma che si occupa di studiare le tecniche di falsificazione. Gli oggetti sacri rubati in chiese e cappelle private, invece, non potranno mai essere venduti. La maggior parte dei reperti conservati qui non vedrà mai la luce del sole.

L’archivio delle Br

Il materiale delle Br
Il materiale delle Br

Tra questi , tutto ciò che è contenuto nell’armadio sul quale è affisso un cartello con scritto a mano “Br”. Manifesti, bombe artigianali, frammenti di metallo provenienti da attentati, volantini rivendicativi e anche uno "striscione di colore rosso – come recita l’etichetta scritta a macchina sul pacco – lungo quattro metri con scritte in giallo, inneggiante alle Brigate Rosse". Destinati alla distruzione anche centinaia di cellulari e computer troppo vecchi per essere venduti, decine di autoradio rubate negli anni ’80, vecchi cric, parrucche e passamontagna indossati per compiere rapine, e materiale per il confezionamento e la vendita di droga. Nell’archivio dei corpi di reato vi sono poi valanghe di oggetti che mai si potrebbe immaginare essere al centro di un reato. Reperti archeologici, prodotti cosmetici, cucchiaini e persino una calcolatrice e un astuccio.